Ripartire dal nazionalpopulismo
 
di Marcello Veneziani

L’unica novità politica del terzo millennio è la diffusione del populismo. Categoria non nuova, in verità, sempre bistrattata, ma negli ultimi anni dilagante.
Il populismo ha un nemico, il sistema globalitario, che è l’incrocio di due retaggi, uno che proviene dalla destra economica e l’altro che proviene dalla sinistra ideologico-politica; il sistema globalitario è infatti la somma di liberismo, tecnocrazia e mercatismo e di progressismo radical, politically correct e internazionalismo.
Da una parte il liberismo separato dal profilo nazional-conservatore, che era invece presente nella Thatcher e in parte in Reagan; e dall’altra il progressismo separato dalla lotta di classe proletaria che invece era preminente al tempo del comunismo.

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Ecco la destra che fa tremare Bruxelles
 
di Antonio Rapisarda
 
Con la batosta inflitta da Alternative für Deutschland alla Cdu di Angela Merkel nel Maclemburgo i nazional-populisti d’Europa hanno abbattuto l’ultimo totem: quello che voleva la Germania, motore economico e dirigista d’Europa, impermeabile all’ondata di dissidenza in nome di sovranità e legittima difesa dei confini.
Di fatto con l’affermazione del movimento di Frauke Petry è crollata la vulgata che voleva i movimenti identitari lievitare solo laddove la crisi economica e l’esplosione dell’immigrazione massiva spaventavano il piccolo ceto medio e l’area proletarizzata:
come si è visto, invece, dai quattro angoli del Continente il moto di reazione è interclassista e proviene da Paesi con il Pil elevato così come dai «Pigs», dagli Stati multietnici così come da quelli storicamente più gelosi della propria specificità.

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I capitalisti pentiti alla Marchionne? Non sono ipocriti, hanno paura
 
di Flavia Perina
 
«Ci vuole la faccia come il c...» ha chiosato Dagospia raccontando la lezione di Sergio Marchionne agli studenti Luiss sul limite «oltre il quale il profitto diventa avidità» e sui «mercati senza morale» che non possono creare una società equa.

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La destra non reagisce più, che sia morta?
 
di Marcello Veneziani
 
La cosa peggiore che sta accadendo alla destra non è la dispersione elettorale e nemmeno l’irrilevanza politica, ma la mancanza pressocchè totale di reazione alla sua scomparsa pubblica, civile e mediatica. Lo dico in un duplice senso: da una parte non c’è nessun tentativo di capire cosa sta accadendo, neanche uno straccio di analisi spietata e di autocritica. Dall’altra parte, non c’è alcun accenno a reagire, a svegliarsi, attraverso iniziative dirompenti, come si addice a chi avverte il pericolo d’estinzione. Non reagisce più, come corpo morto cade...

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La sfida metapolitica ai dogmi del pensiero unico mondialista
 
di Marco Tarchi 
 
La necessità di riaffermare il valore delle frontiere e delle identità
Com’era da aspettarsi, lo spirito del tempo che è andato disegnandosi lungo l’intero corso del secondo dopoguerra sta dando i suoi frutti più maturi. Il connubio fra il culto del progresso diffuso dalle élites intellettuali e la globalizzazione governata dalle élites economico-finanziarie e dalle classi politiche che ne vanno al traino ha prodotto un’accelerazione nei cambiamenti del costume, delle mentalità e dei flussi di trasferimento di uomini, merci e denaro a livello planetario che non ha precedenti nella storia del mondo. L’individualismo celebra quotidianamente nuovi successi e l’ideologia del desiderio illimitato, garantita dal trionfo della logica dei diritti su quella dei doveri, si espande senza trovare ostacoli significativi.

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CAPITALISTI, ANCORA UNO SFORZO
 
di Maurizio Blondet
 
Non vorrei vi fosse sfuggita la notizia:  il capo supremo della nota multinazionale McDonald,  Steve Easterbrook, ha dichiarato : “La ditta avrà sempre un importante elemento umano”. Con ciò ha smentito l’ex capo supremo della  medesima McDo, Ed Rensi.  Poiché in Usa si sta discutendo di alzare il salario minimo obbligatorio a 15 dollari l’ora,  Rensi ha ritenuto bene gettarsi nella polemica con un ragionamento matematico: “Il salario minimo di 15 dollari all’ora, si traduce in 30mila dollari all’anno per un lavoratore a tempo pieno; è più economico comprare un braccio robotico a 35mila dollari piuttosto che assumere un dipendente che per 15 dollari all’ora è inefficiente nell’impacchettare le patatine”.  Ha aggiunto che alzare il salario minimo è “inflazionario”.

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L’Europa non è solo Occidente
 
di Alex Barone
 
Nel dibattito quotidiano si utilizzano spesso innumerevoli termini, come quello di “Europa” ed “Identità europea” quali sinonimi di Unione Europea ed Europeismo: ormai inconsapevolmente, le strutture transeunti si sono appropriate di lemmi valoriali millenari, quali per l’appunto il nome del Vecchio Continente.
Ci si lamenta, a buon diritto, per l’ingerenza del potere tecnofinanziario di Bruxelles sulle politiche dei governi nazionali, inveendo contro un astratto concetto di “Europa” e scagliandosi ferocemente contro l’idea stessa di comunità europea. Percepiamo che l’Europa sia il cancro da estirpare, il male d’ogni cosa, la rovina intera delle nostre esistenze: ce lo chiede l’Europa è stato il passepartout delle peggiori riforme liberiste e antidemocratiche degli ultimi anni.

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