Paolo Danieli
La vera origine del Natale
 
di Paolo Danieli
 
Sono alcune migliaia di anni che il 21 dicembre noi europei festeggiamo il solstizio d’inverno, il giorno più corto, quando le ore di luce sembrano progressivamente ridursi, quando sembra che il buio abbia la meglio, quando il giorno è più corto e la notte più lunga. E proprio quando il sole sembra essere sopraffatto dalle tenebre e scomparire dietro l’orizzonte, ecco che risorge e la luce torna ad aumentare.
 

La celebrazione del solstizio è un retaggio antichissimo che risale nei millenni agli antenati iperborei della nostra stirpe. Popoli che vivevano al nord, dove la mancanza della luce era sentita ancor più che altrove. Popoli che adoravano il sole, che dà la luce, fonte di vita. Gente semplice, legata ai fenomeni naturali molto più di noi. E la vittoria della luce sulle tenebre, la rinascita del sole quando ormai pareva destinato a scomparire dietro l’orizzonte, generava autentica gioia e speranza per il futuro. Una gioia ancestrale che per certi versi può essere ritenuta generatrice di quella diffusa e inconsapevole adesione alla riedizione moderna dei riti solstiziali che possiamo ritrovare ne’”l’atmosfera” natalizia.
I riti solstiziali sono diffusi presso tutti i popoli di stirpe europea sotto varie forme. 

 
Roma antica festeggiava il “dies natalis solis invicti" , il giorno del natale del sole non vinto (dalle tenebre). Il Natale che oggi festeggiamo altro non è se non la cristianizzazione del natale pagano, con la nascita di Gesù al posto di quella del sole, frutto di quel lento processo per il quale il cristianesimo, proveniente dalla Palestina, per diffondersi in Europa ha dovuto accettare e recepire, modificandole, le tradizioni pagane che qui erano profondamente radicate (sincretismo).
Non a caso la data della nascita del Cristo è stata stabilita senza alcun riferimento storico nel bel mezzo dei riti solstiziali, facendo slittare il Natale dal 21 al 25 dicembre la Chiesa cattolica e al 6 gennaio la Chiesa ortodossa. 
Ma l’origine solare del natale è testimoniata anche da altre evidenze.
 
Tutti continuano inopinatamente a fare l’albero di natale, in realtà l’albero della luce, di chiarissima derivazione solstiziale. Così come ai riti solstiziali è riconducibile il mito di S.Lucia, che in Svezia viene festeggiata da delle ragazzine con la testa cinta da una corona di candele accese che vanno di casa in casa a intonare dei canti natalizi. Anche qui è evidente il collegamento con la festa della luce, la cui radice è nel nome Lucia, vergine di Siracusa santificata in quanto martirizzata, guarda caso, attraverso l’asportazione degli occhi, organo con il quale si vede appunto la luce. 
La stessa scadenza dell’anno, il 31 dicembre, dieci giorni dopo il 21, è un’altra prova che in realtà è il solstizio d’inverno la data in cui finisce l’anno e ne inizia uno nuovo, modificata per esigenze “matematiche”.

 
Tutto questo per ricordare quanto sono importanti le tradizioni per ricordarci chi siamo, da dove veniamo e dove dobbiamo andare. Tradizioni che sono entrate a far parte della nostra cultura ad un livello così profondo che si sono mantenute nel corso dei millenni. 
Ora il natale è cristiano. Non v’è alcun dubbio. Perché l’Europa nella sua cultura e nelle sue tradizioni non può non dirsi cristiana. Ma a noi piace ricordarne l’origine per affermare la necessità di tenere sempre presente quali sono le nostre radici. Conservare e rispettare la tradizione del Natale significa difendere l’identità dei nostri popoli. Ed è intollerabile che qualche ignorante, in qualsiasi modo, la possa mettere in discussione.
 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 20 Dicembre 2015 14:50 )