Nuccio Carrara

Viviamo in tempi di assoluta mancanza del senso della misura e delle proporzioni. In tempi “sproporzionali”.
Prodi gode di una vita “sproporzionata” rispetto al suo reale stato di salute, o di infermità. Non cade al Senato sulla finanziaria e provoca reazioni a destra e a sinistra del tutto “sproporzionate” rispetto alla reale portata dell’evento.
Berlusconi ha vinto, Berlusconi ha perso è una semplificazione “sproporzionata” rispetto alle responsabilità dei soggetti in campo.

A complicare la situazione arrivano pure gli affari di cuore come se non bastassero quelli di C… di Prodi. C’è da chiedersi dove stia la misura, la proporzione tra il gossip (spudorato ed irriverente per sua natura) e le strategie politiche del titolare unico di An che minaccia tuoni e fulmini (politici) contro i giornali e le televisioni (commerciali) di marca berlusconiana. L’unica nota di ottimismo ci viene dal convegno organizzato da alcuni suoi colonnelli sul tema: “è arrivato il tempo delle idee”. Meglio tardi che mai.
Ma cosa c’è dietro tanto agitarsi dentro la CdL? La voglia di “mani libere”è davvero tutta da addebitare alla “spallata” mal riuscita al Senato? E’ difficile crederci anche perché chi pensa che la finanziaria (e con essa il governo) sia già fuori pericolo fa finta di non sapere che l’iter di approvazione è ancora lungo e non sono da escludere le sorprese nei successivi passaggi: alla Camera prima e poi di nuovo al Senato dove gli umori, come si sa, sono imprevedibili. In altre parole, non tutto è perduto. Almeno non ancora. Non sta scritto da nessuna parte che il governo è salvo e che la finanziaria arriverà in porto. Ma Fini e Casini non la pensano così. Come non pensavano che si potessero vincere le elezioni politiche del 2006 contribuendo sostanzialmente a perderle. Se ad essi si aggiungono i colonnelli di Bossi, il quadro è completo.
In realtà, dietro gli atteggiamenti “sproporzionati” sta ben altro. Lo si capisce ascoltando il canto della sirena veltroniana, soprattutto quando canta (e decanta) il proprio pezzo preferito: la proposta di riforma elettorale. Un mix tra il sistema tedesco e quello spagnolo: lo sproporzionale ispano-tedesco. Un sistema per accontentare qualcuno e fregare qualcun altro.
E’ “sproporzionale”, in barba al principio tot voti tot seggi, perchè prevede una soglia di sbarramento occulta del 7-8 per cento. Basta assegnare i seggi in sede circoscrizionale anziché nazionale ed il gioco è fatto. I partiti  a forte insediamento locale (e magari a scarso rilievo nazionale) otterranno seggi a scapito dei partiti medio-piccoli con elettorato spalmato su tutto il territorio nazionale, ma senza “punti di eccellenza locali”. Questa è la parte dedicata a Bossi ed alla lega.
C’è una parte dedicata a Casini ed ai centristi in genere. E’ quella che canta (e decanta) le virtù del sistema tedesco. Metà dei seggi da assegnare con l’uninominale e l’altra metà col proporzionale. Per il raggiungimento della quota di seggi spettante complessivamente (sulla base del calcolo “sproporzionale” spagnolo) è previsto il recupero dei migliori perdenti nei collegi uninominali e la possibilità di attingere da liste plurinominali circoscrizionali gli eventuali seggi mancanti. Per capirci meglio, se al partito “A” spettano complessivamente cento seggi  e nei collegi uninominali ne ha ottenuti sessanta, i restanti 40 verrebbero attribuiti ai migliori perdenti nei predetti collegi e (qualora questi non bastassero) ai primi della lista (bloccata) presentata nella circoscrizione. Ma il passaggio più gradito alle orecchie di Casini è quello sulla abolizione della soglia di sbarramento del cinque per cento (che pure caratterizza il sistema tedesco) e la soppressione del vincolo di coalizione (previsto nell’attuale sistema italiano). Che goduria andare da soli senza vincoli di fedeltà e poter andare da destra a sinistra e viceversa. Magari a partita conclusa e, preferibilmente, in soccorso del vincitore.
La sirena canta anche per Fini, “sproporzionale” in tutto. Un tempo amava il sistema francese semi-presidenziale a doppio turno. Ora coltiva altri amori ed altri rancori. Gli va bene qualsiasi sistema possa liberarlo dall’incubo costituito da “La Destra”. Come uccidere sul nascere “la Destra” che è tale di nome e di fatto e che si affaccia prepotentemente sul panorama politico italiano? A questo angoscioso interrogativo risponde la Sirena-Veltroni col suo sproporzionale ispano-tedesco. Ma le sirene cantano per ingannare. Ne sa qualcosa Ulisse che per resistere al loro canto si fece legare dai suoi marinai all’antenna della nave. Ne facciano tesoro i “marinai” della Casa delle Libertà.

Nuccio Carrara