| Editoriali - Nuccio Carrara |
Se Fini non cambia registro le elezioni anticipate saranno inevitabili
di Nuccio Carrara
Tira una brutta aria, se dovesse continuare così, potremmo ragionevolmente pensare di essere ormai alla vigilia di elezioni anticipate. Berlusconi ha il fiato grosso ed i mastini del tribunale di Milano non mollano, aspettano soltanto di dargli il morso definitivo.
Gli avversari politici lo incalzano sui suoi problemi giudiziari. E sin qui la cosa non stupisce più di tanto se si pensa che la sinistra, un tempo ultra garantista nei confronti del terrorismo rosso, con l’avvento di Berlusconi è diventata appassionatamente forcaiola.
Ciò che riesce davvero incomprensibile, invece, è l’atteggiamento di chi standogli accanto da oltre quindici anni, dopo avere avuto molto di più di quanto si sarebbe aspettato e avrebbe meritato, oggi anzichè stare incondizionatamente dalla sua parte sta con chi, a qualsiasi costo, lo vuole morto e forse non soltanto in senso metaforico.
Stiamo parlando in particolare di Gianfranco Fini, un nome una marca ed una garanzia in fatto di lealtà e coerenza.
Il presidente della Camera, dopo aver fatto evaporare nel nulla la destra, di cui è stato il capo indiscusso per oltre vent’anni, col metodo dell’eutanasia di cui è diventato un convinto sostenitore, non perde occasione per marcare le distanze dal capo del suo nuovo partito, il Pdl.
Le divergenze non sono più soltanto politiche (immigrazione, gay, procreazione assistita, testamento biologico ecc.) ma coinvolgono i rapporti personali. Fini non perde occasione per sottolineare la sua differenza di stile, il diverso modo di relazionarsi con le istituzioni che, a suo avviso, andrebbero rispettate e non aggredite come fa Berlusconi.
Ma la posta in gioco è un’altra, c’è di mezzo la stessa sopravvivenza del governo. Fini fa finta di non capirlo. Non capisce, ad esempio, che persino la Corte Costituzionale fa politica perché figlia della politica e che ci sono giudici che fanno politica e non lo nascondono anche se lui non se ne accorge.
I fatti sono noti, Berlusconi è in difficoltà dopo che la Consulta ha bocciato il lodo Alfano e non può lasciarsi processare e, nello stesso tempo, continuare a governare. Ha bisogno disperato di stoppare o rallentare l’entusiasmo dei giudici di Milano che, nel suo caso, sapranno andare a velocità supersonica pur di arrivare ad una condanna in tempi brevi. E questo non per dimostrare al mondo che in Italia i processi non sono poi così lenti come si dice, ma per offrire a Napolitano, Sommo Sacerdote della Repubblica, l’occasione per invitare Berlusconi a togliere il disturbo.
A nulla varrebbero le recriminazioni del presidente del Consiglio (uscente) che potrebbe invocare la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva. Fini, Gran Ciambellano dell’Ovvio e del Politicamente Corretto, ha già fatto sapere che chi rappresenta le istituzioni deve essere al di sopra di ogni sospetto come la moglie di Cesare. E lui sì che se se intende, sia di mogli che di cesari.
Non passa giorno che il Nostro non lanci qualche frecciata: “E’ la caserma che non mi piace”, riferendosi al Pdl; oppure con riferimento al cavaliere: “confonde la leadership con la monarchia assoluta”. Lo fa con grande sprezzo del pericolo, naturalmente. Proprio lui che si circondava di “colonnelli” e che nella vecchia Alleanza Nazionale aveva instaurato la dittatura anziché la monarchia.
Neppure dopo il faccia a faccia con il Presidente del Consiglio si capisce cosa abbia realmente intenzione di fare. Mentre il pur loquace Berlusconi commenta l’incontro con un semplice “è andata bene”, Il Presidente della Camera parla a ruota libera dettando l’agenda delle cose da fare e da non fare: no alla prescrizione breve, sì ai processi brevi, no a modifiche sul contenzioso tributario, sì alla reintroduzione dell’immunità parlamentare, no alla candidatura di Casentino, sì al presidenzialismo.
E così via di sacro in profano. Quasi fosse lui il Presidente del Consiglio. Vuoi vedere che ci sta pensando? Già, perché a tutt’oggi non si riesce a capire se davvero voglia concretamente aiutare il capo del suo partito a sottrarsi alla morsa dei giudici di Milano o no.
A questo punto, dopo una pausa di riflessione, a Berlusconi non rimane altra strada che pensare seriamente ad elezioni anticipate in concomitanza con le regionali anziché stare a discutere con i sordi e lasciarsi cuocere a fuoco lento.
Una rinnovata legittimazione popolare gli restituirebbe vigore e farebbe perdere di virulenza agli attacchi giudiziari inesorabilmente destinati alla prescrizione, come tutti sanno e lo sanno soprattutto i giudici che vorrebbero processarlo a qualsiasi costo.
Dopo, davvero, si potrebbe e si dovrebbe pensare a riforme di largo respiro a cominciare dalla Costituzione che, nata nel secolo scorso, pensata per un’epoca che non c’è più, ispirata da partiti ormai falliti o defunti, mostra con le sue rughe i segni implacabili del tempo.
Qualcuno potrebbe obiettare che le elezioni si possono pure perdere, anche se questo non appare al momento probabile. Certamente, ma non sarà un dramma, almeno per Berlusconi che ormai (nel bene e nel male, come tutti i grandi) si è meritato l’ingresso nella Storia. Lo sarà, invece, per le mezze figure e per i signori Nessuno a cui ha dato imprudentemente visibilità e dignità politiche del tutto immeritate.