| Editoriali - Nuccio Carrara |
Il governo Prodi, ancorché traballante, malaticcio e costretto a sorbire il “brodino” di Bertinotti per sopravvivere, parla e agisce come se scoppiasse di salute.
Tanta sicumera è forse il frutto del delirium tremens che colpisce gli ubriachi e si manifesta accompagnato da uno stato confusionale avanzato. Oppure, più semplicemente, è frutto di un calcolo a freddo, a tavolino, tipico di chi conosce i propri polli o fa buon uso di specchietti per le allodole.
Fuor di metafora, se lo “specchietto” è costituito dalla riforma elettorale e da quella costituzionale, le “allodole” o i “polli” - fate voi - sono Fini e Casini. I nostri eroi - come è noto – hanno già creato parecchi problemi al Cavaliere nella scorsa legislatura procurando non poche difficoltà al suo governo. Manfrine estenuanti sulla “collegialità” delle decisioni, sulla “cabina di regia” e su tante altre amenità. Di questo passo si arrivò alle dimissioni (leggi: defenestrazione) di Tremonti, alla sconfitta delle regionali del 2005, alla voglia di “discontinuità”, alla crisi di governo, alla sconfitta delle politiche del 2006.
Bisogna riconoscere che il Cav. lottò come un leone ferito prima di soccombere per un soffio. Tentò (invano) di scongiurare con tutti i mezzi una sconfitta annunciata e data per scontata persino dai suoi stessi alleati o sedicenti tali. I nostri “polli” speravano addirittura che la sconfitta fosse definitiva. Per Berlusconi, ovvio, ma non per sé.
Il dopo-elezioni è storia recentissima. Dalla “doppia opposizione” di Casini (in marcia verso un improbabile governo istituzionale), al procedere ondivago di Fini un po’ “alleato fedele” un po’ “lupo solitario”.
Berlusconi un giorno sì e l’altro pure annuncia la caduta del governo e le elezioni anticipate. Ma il governo, tra “brodini” e “stampelle” barcolla, ma non cade, rantola, ma non spira. E già siamo alla vigilia di una data fatidica: il 15 novembre. Non è una ricorrenza storica. Per Berlusconi è la data ultima per la vita del governo; Per Fini e Casini è la data ultima per i proclami berlusconiani. Il giorno dopo, se non ci sarà la “spallata” tanto agognata, la politica prenderà a girare diversamente.
Casini proverà ad ottenere il sistema elettorale tedesco, Fini proverà a mantenere quello esistente. Entrambi proveranno a smarcarsi da Berlusconi. E già “aprono” al dialogo con Veltroni sulla legge elettorale facendo finta di non sapere che se ci si impantanerà in una inutile discussione sulle riforme impossibili, si allungherà la vita del governo più odiato della storia repubblicana. Le riforme come esca per i “pesci” della CdL.
Non è il momento della politica come arte del dispetto (a Berlusconi) o del compromesso (con Veltroni), ma della politica come scelta delle priorità. E, senza ombra di dubbio, la priorità delle priorità è porre fine al governo Prodi & C. per andare ad elezioni anticipate: l’unico strumento per cambiare musica ed orchestra. Lo chiedono quasi due italiani su tre, lo chiedono soprattutto gli elettori di centro-destra. A cui non interessano le ambizioni personali di Fini e di Casini, presunti eredi di un de cuius ancora vivo e vegeto. E chiedono loro di smetterla con i distinguo, i sospetti, i dispetti e i trabocchetti Al centro-destra (tutto, da Fi a La Destra) spetta il compito di non smarrirsi e di fare opposizione senza se e senza ma. Al prossimo giro bisognerà vincere. Punto.
Nuccio Carrara
Tanta sicumera è forse il frutto del delirium tremens che colpisce gli ubriachi e si manifesta accompagnato da uno stato confusionale avanzato. Oppure, più semplicemente, è frutto di un calcolo a freddo, a tavolino, tipico di chi conosce i propri polli o fa buon uso di specchietti per le allodole.
Fuor di metafora, se lo “specchietto” è costituito dalla riforma elettorale e da quella costituzionale, le “allodole” o i “polli” - fate voi - sono Fini e Casini. I nostri eroi - come è noto – hanno già creato parecchi problemi al Cavaliere nella scorsa legislatura procurando non poche difficoltà al suo governo. Manfrine estenuanti sulla “collegialità” delle decisioni, sulla “cabina di regia” e su tante altre amenità. Di questo passo si arrivò alle dimissioni (leggi: defenestrazione) di Tremonti, alla sconfitta delle regionali del 2005, alla voglia di “discontinuità”, alla crisi di governo, alla sconfitta delle politiche del 2006.
Bisogna riconoscere che il Cav. lottò come un leone ferito prima di soccombere per un soffio. Tentò (invano) di scongiurare con tutti i mezzi una sconfitta annunciata e data per scontata persino dai suoi stessi alleati o sedicenti tali. I nostri “polli” speravano addirittura che la sconfitta fosse definitiva. Per Berlusconi, ovvio, ma non per sé.
Il dopo-elezioni è storia recentissima. Dalla “doppia opposizione” di Casini (in marcia verso un improbabile governo istituzionale), al procedere ondivago di Fini un po’ “alleato fedele” un po’ “lupo solitario”.
Berlusconi un giorno sì e l’altro pure annuncia la caduta del governo e le elezioni anticipate. Ma il governo, tra “brodini” e “stampelle” barcolla, ma non cade, rantola, ma non spira. E già siamo alla vigilia di una data fatidica: il 15 novembre. Non è una ricorrenza storica. Per Berlusconi è la data ultima per la vita del governo; Per Fini e Casini è la data ultima per i proclami berlusconiani. Il giorno dopo, se non ci sarà la “spallata” tanto agognata, la politica prenderà a girare diversamente.
Casini proverà ad ottenere il sistema elettorale tedesco, Fini proverà a mantenere quello esistente. Entrambi proveranno a smarcarsi da Berlusconi. E già “aprono” al dialogo con Veltroni sulla legge elettorale facendo finta di non sapere che se ci si impantanerà in una inutile discussione sulle riforme impossibili, si allungherà la vita del governo più odiato della storia repubblicana. Le riforme come esca per i “pesci” della CdL.
Non è il momento della politica come arte del dispetto (a Berlusconi) o del compromesso (con Veltroni), ma della politica come scelta delle priorità. E, senza ombra di dubbio, la priorità delle priorità è porre fine al governo Prodi & C. per andare ad elezioni anticipate: l’unico strumento per cambiare musica ed orchestra. Lo chiedono quasi due italiani su tre, lo chiedono soprattutto gli elettori di centro-destra. A cui non interessano le ambizioni personali di Fini e di Casini, presunti eredi di un de cuius ancora vivo e vegeto. E chiedono loro di smetterla con i distinguo, i sospetti, i dispetti e i trabocchetti Al centro-destra (tutto, da Fi a La Destra) spetta il compito di non smarrirsi e di fare opposizione senza se e senza ma. Al prossimo giro bisognerà vincere. Punto.
Nuccio Carrara