Nuccio Carrara
Arte del potere e dilettantismo allo sbaraglio
 
di Nuccio Carrara
 
Crocetta ha abolito le province. Così dicono. La Sicilia è adesso la prima regione d'Italia senza più le tanto odiate province. Applausi.
“Si tratta della prima tappa della rivoluzione: oggi ha vinto il modello Sicilia”, esulta il governatore.
Il “modello”, che ancora non è nato e, se tutto andrà bene, vedrà la luce entro il 31 dicembre 2013, è tutto condensato in un solo articolo con quattro commi: un manifesto elettorale, un mini-programma di coalizione a trazione 5 Stelle. 
 
Vi si parla di “istituzione dei liberi Consorzi comunali… in sostituzione delle Province regionali”. Sostituzione, quindi, non abolizione.
Ma questi liberi Consorzi comunali, non sono altro che gli stessi di cui parla lo Statuto regionale, fin dalla sua nascita nel lontano 1946, vedasi articolo 15. Sono gli stessi che, nel 1986, si incarnarono nelle “Province regionali, costituite dalla aggregazione dei comuni siciliani in liberi consorzi”, vedasi la legge del 6 marzo n. 9. A ben vedere non c’è neppure la sostituzione, in mancanza di una reale abolizione. Tu chiamale, se vuoi, province regionali; tu chiamali, se vuoi, liberi consorzi. Dov’è la differenza? Semplice: non c’è. La terra dei gattopardi non si smentisce mai. 
 
Vi leggiamo ancora che “gli organi di governo dei liberi consorzi comunali sono eletti con sistema indiretto di secondo grado”. Dov’è la novità? Semplice: in un acrobatico salto nel passato, nel lontano dopo guerra, con quello stesso sistema elettorale che ha escluso i cittadini dalla scelta diretta dei presidenti e dei consiglieri provinciali, o consortili, fate voi. Spetterà di nuovo alla piccola, ma numerosa casta dei consiglieri comunali, occuparsi della loro elezione.
 
Adesso, si capisce meglio che la tanto sbandierata “rivoluzione” crocettian-grillina, è di natura astronomica più che politica e, come il moto della terra intorno al sole, ci riporta al punto di partenza.
Con grande beffa per il “popolo sovrano”, che resterà a guardare. La gioia è tutta delle cricche di partito che potranno, indisturbate, contendersi il bottino di cariche e prebende provinciali, o consortili, fate sempre voi. 
 
Se tutto sembra illogico, però, non può sfuggire il calcolo del Governatore che mira  all'acquisizione di un potere senza precedenti. Dopo il cuffarismo venne il lombardismo. Ben poca cosa rispetto al crocettismo.
In nome dell' Autonomia, e per volontà del Governatore, tutte le province verranno commissariate, almeno per tutto l’anno in corso. Questa sì che è “rivoluzione”.
Un accentramento di potere senza precedenti che metterà sotto tutela un immenso patrimonio politico e clientelare. Nel frattempo, mentre si strombazzano fantomatici risparmi e tagli alla politica, non verranno soppressi i 50 consorzi mini-provinciali che vanno sotto il nome di “Unioni di comuni”, piccole fotocopie dei ri-nominati liberi consorzi. Non si sopprimeranno le decine, centinaia, di consorzi comunali che, forse, non hanno avuto né il tempo né la voglia di darsi un altro nome. Né verranno soppresse le altre centinaia di enti pubblici intermedi neppure vincolati da un sistema di elezione indiretta di secondo grado. Per questi continuerà a bastare la più comoda procedura di cooptazione di trombati in cerca di nuova occupazione e di rampolli da formare nella difficile gestione delle clientele. E se oggi muoiono le “province regionali”, i morti saranno solo nove, mentre i “liberi consorzi” di domani risorgeranno in tanti, molti più di nove. I costi saranno conseguenti.
 
Questo massacro di finanze e di democrazia, sfugge al furore rivoluzionario dei grillini che, anzi, rivendicano il merito del loro “modello Sicilia” che salverà le dissestate casse regionali. 
 
Ringraziamoli allora, facendo finta di non capire che dalle scatole cerebrali dei riformatori è venuta fuori una riforma che fa a pugni con la Costituzione, la giurisprudenza ed il buon senso. Anche la lingua italiana ne esce con le ossa rotte.
Nulla ci è dato di sapere su come e quando nasceranno i liberi consorzi, nulla sulla loro composizione numerica, sulla data delle prossime elezioni, sulle loro funzioni, sui meccanismi di finanziamento, sulla gestione delle situazioni debitorie ereditate, e così via. Tutto è sospeso, incerto, aleatorio, come non dovrebbero essere. L’impianto istituzionale viene esposto ad un vuoto normativo che ne mette a serio rischio il buon funzionamento.
Ma se la confusione regna sovrana, ancor più sovrana sarà la gestione di Sua Altezza Reale il Governatore, Crocetta primo, che regnerà sulla Regione, sui Consorzi e sui Comuni.
“Quando il progetto funziona – ci fa sapere un onorevole grillino – noi non abbiamo problemi ad approvarlo”. Se questo è il progetto a cinque stelle, complimenti al dilettantismo allo sbaraglio.
 
Nuccio Carrara
26 marzo 2013 
 
 
 
 

Ultimo aggiornamento ( Giovedì 28 Marzo 2013 10:53 )