| Editoriali - Nuccio Carrara |
Fini non vuole contarsi, ecco la verità. Tutta la manfrina sul partito popolare europeo per giustificare il definitivo passaggio al centro è, appunto, solo una manfrina. I popolari europei fin qui non lo hanno voluto tra di loro in maniera esplicita e non è detto che ciò sia imputabile al suo passato di destra. E’ probabile che sue scelte sui temi etici (dalla procreazione assistita all’apertura alle coppie gay), il cedimento verso il mondo islamico (insegnamento del Corano nelle scuole) e le sue sparate “revisioniste” sul 68 da “rivalutare”, l’abbiano fatto apparire e continuino a farlo apparire per quello che è: un sinistrorso mal riuscito.
Fini non vuole contarsi perché così nasconde l’evaporazione del suo partito su tutto il territorio nazionale. Non esistono più circoli, ma poltrone dentro i palazzi del potere. Non esiste più “la base”, ma una generale disaffezione dei militanti e degli elettori.
Scioglie, quindi, Alleanza nazionale in quello che dovrebbe essere il partito dei popolari italiani digerendo persino la vicinanza della sua antica rivale, la Mussolini, dal nome decisamente poco “popolare”. Ci vuole davvero stomaco.
Ed è proprio singolare che l’alleanza con La Destra di Storace e della Santanchè costituisca un problema. Berlusconi vorrebbe il monopolio di quel popolo delle libertà al quale l’elettorato di destra è sempre appartenuto in maniera convinta e determinante e che non può capire perché lo si voglia escludere.
In nome della semplificazione, si obietta. Bell’argomento. Ma come si può dire agli italiani che hanno sin qui votato per il Polo delle libertà prima, e per la Casa delle libertà dopo, di diventare tutti di centro? Se Veltroni vuol correre da solo ha dei validi motivi. In un clima di disfatta per il centrosinistra, si libera con la forza della disperazione, di quella sinistra sulla quale intende scaricare la responsabilità dei disastri del governo Prodi. Per di più, con la spocchia di chi non ha nulla da perdere, lancia la sfida a Berlusconi affinché pure lui corra “da solo”. Ed il cavaliere, che non ama la solitudine ma accetta le sfide, in quattro e quattr’otto mette su una sorta di Arca di Noè tentando di imbarcare chiunque.
In particolare chiunque sia gradito a Fini delegato a staccare i biglietti d’ingresso.
E fu così che, in nome della “semplificazione”, nacquero due partiti “unici” (più unici che rari) che ridussero l’Italia ad una poltiglia centrista cancellando la destra e la sinistra che nei tanto decantati sistemi bipolari (dove il centro non esiste) sono gli attori naturali della competizione politica.
Ma ci sarà più stabilità, si dice. E se vincerà Berlusconi, vedremo la metamorfosi di Fini, Dini e Mastella in angeli custodi dell’armonia. Fini, soprattutto, riconoscerà nel cavaliere il proprio leader e non lo chiamerà più “ectoplasma” e neppure minaccerà di distruggergli le televisioni. Rispetterà la parola data, onorerà gli impegni e non verrà mai meno al dovere della lealtà. Ma così facendo diventerà di destra… Troppo per un neocentrista “popolare” “europeo” che non è disposto a perdere né il pelo né il vizio. Ad esempio il vizio di porre veti e procurare sconfitte. Il no a Rauti ci ha regalato il primo governo Prodi nel ‘96, il no alla Mussolini l’umiliazione alle regionali del 2005, il no a Musumeci la beffa del 2006. La rinomata Ditta della libertà ringrazia.
Del resto, a conti fatti, se vincerà Berlusconi farà il ministro o qualcos’altro, se vincerà Veltroni si libererà di Berlusconi. E anche questo gli va bene. Con il cavaliere in pensione... vi lascio immaginare. “Largo ai giovani”, allora, largo al club cui Fini appartiene di diritto in qualità di miglior socio onorario.
Nuccio Carrara