| Editoriali - Nuccio Carrara |
Grande disfida nella (ex) Casa delle libertà. Fini e Berlusconi sembrano affrontarsi in singolar tenzone. Lì per lì mi viene voglia di scrivere un poema. Magari un poemetto, vista l’inadeguatezza dell’autore. Di genere epico, naturalmente, per raccontare le gesta e soprattutto l’aspra contesa tra i due “grandi” della defunta Cdl.
Mi sovviene, però di un tale Omero, noto esperto di poesia epica vissuto in Grecia circa tre millenni or sono. Mi sembra più adatto del sottoscritto e scorrendo la sua Iliade scopro che , pur non essendo vissuto al tempo dei nostri personaggi, ne ha già narrato le gesta. Sotto mentite spoglie, se volete. Allora erano di moda altri nomi: Achille, Agamennone, Ettore ecc. Ma Omero era un vate, E come un vate che si rispetti era cieco affinché potesse vedere meglio nel futuro.
E allora, cominciando a rileggere l’Iliade chi vi troviamo? Proprio loro, tali e quali, Berlusconi, Fini, Veltroni ecc. Non ci credete? Provate a leggere con me.
“Cantami o diva del Pelide Achille/ l’ira funesta che infiniti addusse/ lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco/ generose travolse alme d’eroi”
E’ chiaro, Omero sta parlando dell’ira funesta di Fini-Achille. L’ira apocalittica che ha travolto e mandato all’altro mondo le anime generose ed eroiche degli Achei, dei poveri cristi della Cdl.
Ieri come oggi, tutto nasce da quando “primamente disgiunse aspra contesa / il re dei prodi Atride e il divo Achille”. Achille sappiamo ormai chi è, l’Atride è il re supremo dei Greci, Agammennone-Berlusconi. L’aspra contesa è quella che disgiunse i due a causa di una donna Talliani-Briseide “de’ miei sudori bellicosi il futto” dice Achille che, imbufalito per l’onore offeso, minaccia sfracelli: “stagion verrà che negli Achei (Cdl) risvegli/ desiderio d’Achille (Fini) e tu (Berlusca) salvarli/ misero non potrai.quando la spada/ dell’omicida Ettor (Veltroni) farà vermigli/ di larga strage i campi…”. Senza Achille la sconfitta è sicura
A nulla valgono le “prudenti parole” di Nestore-LaRussa “facondo sì che di sua bocca uscieno/ più che mel dolci di eloquenza i rivi”. Inutili le sue parole che cercano di buttare acqua sul fuoco. Inutile il suo ricordare al Capo “quanto lutto alla Grecia (Centro-destra) e quanto a Priamo (Prodi)/ gioia s’appresta…quando fra loro di voi s’intenda la fatal contesa”. Sarebbe meglio mon far sapere della lite agli avversari, ma come si fa? A nulla vale ricordare al suo Achille che “…un re supremo/ cui d’alta maestà Giove circonda/ uguaglianza d’onore mai non soffre”. Grande Omero! Berlusconi è tutto qui: il re supremo per volontà divina è insofferente verso i presuntuosi che pretenderebbero di stargli alla pari.
Tutto inutile, i due non fanno pace e ne discende sventura e lutto per i Greci.
Ma Berlusconi dà il colpo di coda incurante degli (ex) alleati e va da solo col partito del Popolo delle libertà. Il Cavaliere non teme le minacciate ritorsioni di Fini deciso come Achille a prendere il largo, “…facciamo/ vela una volta e qui costui (Berlusca) si lasci/ qui lui solo a smaltir la sua ricchezza/ onde a prova conosca se l’aita/ gli è buona o no delle nostr’armi (voti)” Caro Cavaliere, consuma le tue ricchezze e fatti la guerra da solo. Noi ci rivedremo quando sarà il momento di discutere di televisioni in Parlamento Ci rivedremo nelle amministrazioni regionali e locali dove non avrai i nostri voti (le nostre armi).
Possibile che il grande Achille cada così in basso? Non posso crederci. C’è qualcosa che non va. …Ma queste non sono parole di Achille. Ci siamo confusi. Sono le parole di Tersite, il più vile dei Greci.
Forse è meglio lasciar perdere, la poesia epica non fa per noi. E neppure per loro. Torniamo alla prosa. Del resto viviamo in tempi decisamente “prosaici”.
Nuccio Carrara