Le colpe del Cav

di Ruggero Guarini

Dichiarando di preferire la passera delle fanciulle al fallo e al tafanario di qualche Ninetto o Masetto il nostro amatissimo Silvio ha certamente fatto qualcosa che sembra una cavolata non solo e non tanto dal punto di vista della correttezza politica ma anche e soprattutto da quello della pura e semplice prudenza comunicativa e mediatica.

Ammesso questo è tuttavia doveroso aggiungere subito che con questa sua ultima esternazione il nostro ineffabile premier non ha fatto altro che aggiungere un ennesimo anello all’interminabile catena delle ragioni per cui il nostro virtuosissimo establishment non può non considerarlo un intollerabile intruso. Le quali ragioni, a ben vedere, non riguardano affatto le cose che il reprobo ha fatto quanto quelle che non ha mai fatto, e che messe tutte insieme formano una montagna di assolutamente imperdonabili omissioni.

Proviamo a ricordare le principali. Non ha mai cantato né Giovinezza né Faccetta nera. Non ha mai cantato Bandiera rossa, l’Internazionale e Bella ciao. Non ha mai cantato nemmeno Biancofiore. Non ha mai finto di non sapere che il paradiso sovietico era in realtà un inferno. Non ha mai nemmeno finto di ignorare che il nostro Ducione, nonostante i suoi molti meriti, si rese complice della shoah, ragion per cui non ha mai avvertito il bisogno di rinnegare il nostro fascismo definendolo il male assoluto quando tutti hanno capito da un pezzo che fu un regime assai meno spietato e feroce dei diversi fascismi rossi che hanno allietato lo scorso secolo.

Non ha mai benedetto e applaudito i carri armati russi inviati da Mosca a schiacciare le rivoluzioni antisovietiche nelle cosiddette "repubbliche popolari" definendoli, come fecero tanti bravi vecchi comunisti tuttora in servizio, strumenti e messaggeri di pace. Non ha mai ammirato, adulato e pompato tiranni sanguinari come Stalin, Mao, Castro, Pol Pot, Komeini, Saddam e simili. Non ha mai vezzeggiato lo stato tuttofare. Non ha mai escogitato imposture tipo "convergente parallele", "compromessi storici" e "concertazioni" o "consociazioni" perpetue. Non ha mai sognato "contestazioni globali", abbattimenti del capitalismo e guerriglie urbane.

Non ha mai farfugliato scemenze come "Proibito Proibire" o "Vogliamo tutto". Non ha mai sognato lotte armate o guerriglie metropolitane. Non ha mai fondato o diretto Brigate rosse o nere. Non ha mai gambizzato nessuno. Non ha mai concepito, progettato, organizzato, eseguito, finanziato o coperto, o anche semplicemente giustificato, imprese stragiste come quelle degli anni di piombo. Non ha mai progettato attentati come l’assassinio del commissario Calabresi e nemmeno favorito la creazione di un clima psicologico e morale propizio alla loro esecuzione.

Non ha mai detto o incoraggiato nessuna delle innumerevoli balle di cui è intessuta la storiografia ufficiale del nostro passato prossimo, a cominciare da quella panzana assoluta che è la leggenda, fomentata dalla retorica antifascista, della nascita della nostra repubblica, dalla resistenza antifascista, quando è arcinoto che fu l’effetto della salutare batosta all’Italia fascista, verso la fine della seconda guerra mondiale, dalle armate angloamericane.

Non ha mai nutrito sentimenti di compunta devozione per una carta costituzionale di stampo statalista e socialisteggiante come quella nata ormai sessant’anni e rotti fa da un pasticcio catto-comunista per assicurare in eterno il potere e la gloria a una partitocrazia illiberale. Non ha mai mostrato una stima eccessiva per quella cultura laicista che dopo essersi a lungo illusa di aver liquidato per sempre il bisogno religioso, pur essendosi ormai rivelata del tutto impreparata di fronte ai grandi problemi spirituali e morali del nostro tempo, continua a sbandierare la pretesa di essere comunque la sola ambasciatrice della Verità e della Ragione.

 Non ha infine mai nascosto il suo disprezzo per quella cultura dell’invidia e della gogna che infuria dai tempi di Mani Pulite, anzi da quelli della "questione morale" lanciata da Enrico Berlinguer, e che è forse arrivato il momento di dichiarare che lei, non la patria, è ormai diventata l’ultimo rifugio delle canaglie.

Ma come questo alieno si è permesso, in tutta la sua vita, e si permette ancora, di non fare e non dire mai nessuna delle cose più o meno ridicole o infami che nel nostro soave paese occorreva e occorre dire e fare per essere considerati dei galantuomini e dei patrioti?

Ruggero Guarini
www.iltempo.it 04/11/2010