“Ripensare l’Italia. La Costituzione, il presidenzialismo e le riforme ineludibili. Una Missione Nazionale”

L'importante tema è stato affrontato in occasione dell'incontro promosso dall'Accademia Nazionale della Politica e nel quadro del Corso di Studi politici. Nell'affollata Sala Cerere di Palazzo Chiaramonte, sono intervenuti l’On. Prof. Nuccio Carrara (già Sottosegretario di Stato alle Riforme Istituzionali) e l’Avv. Giuseppe Lipera. Nella foto l'onorevole Carrara ed il direttore del Centro Riccardo Fiscella. Ecco di seguito il comunicato stampa.

 Le riforme costituiscono un passaggio essenziale per il tutto nostro Paese: la modernizzazione delle istituzioni, l'effettiva affermazione del principio di responsabilità degli amministratori pubblici e dell'effettività del controllo democratico da parte dei cittadini sono veri e propri imperativi per chi è chiamato a governare il Paese e a promuovere quelle riforme. La finalità è proprio quella di riuscire a dare risposte concrete ai bisogni reali dei cittadini. Riccardo Fiscella, il presidente della sede ennese dell’Accademia Nazionale della politica è particolarmente soddisfatto dell'esito della VII lezione del 26 marzo scorso.

La Sala Cerere affollata di Palazzo Chiaramonte ha accolto venerdì scorso tre ore di acute relazioni e intenso dibattito, promosso per “Ripensare l’Italia. La Costituzione, il presidenzialismo e le riforme ineludibili. Una Missione Nazionale”. Sono intervenuti l’On. Prof. Nuccio Carrara (già Sottosegretario di Stato alle Riforme Istituzionali) e l’Avv. Giuseppe Lipera: tutti concordi - nella varietà delle argomentazioni - nel dare alla riforma un significato di rafforzamento della Costituzione.

“Spero che la lezione possa costituire uno strumento utile per conoscere più da vicino questioni, non sempre semplici, legate alle riforme istituzionali - siano esse costituzionali, elettorali o di altro genere. Abbiamo bisogno di incisive riforme della Costituzione. Notiamo che diversi esperti, pur indicando la strada dell’Assemblea Costituente, non si sottraggono dalla ricerca di altre soluzioni e di altre vie. D’altro canto, stiamo attenti. Perché se ci poniamo sulla indicazione degli strumenti corriamo il rischio di polemizzare sugli strumenti senza guardare agli obiettivi. Sarebbe il caso famoso di chi indica la luna e si mette a guardare soltanto il dito. Il problema è quindi aver ben presenti gli obiettivi”, così ha esordito nella sua nota introduttiva il presidente ennese dell’Accademia, Riccardo Fiscella.

E’ un mantra che va avanti da decenni. Potremmo riassumere, se volessimo farlo, in striminzite poche parole, l’intervento dell’Avv. Giuseppe Lipera. Riduzione dei parlamentari, bicameralismo imperfetto e repubblica presidenziale assumono da sempre il mantra della propaganda politica, benché siano assolutamente necessarie e urgenti per il nostro paese, immobilizzato in una politica davvero di pessima qualità ha acquisito un peso e un’importanza che i nostri costituenti non hanno certo voluto.

Quali sono gli obiettivi? Credo che gli obiettivi vadano individuati nella riscrittura di tre pagine lasciate aperte dal Costituente stesso, così esordisce l’On. Prof. Nuccio Carrara. E queste pagine lasciate aperte dal costituente sono essenzialmente tre: una è quella del bicameralismo, l’ altra il rafforzamento dei poteri del governo e la terza il regionalismo. Sono queste tre pagine lasciate aperte perché la costituente non riuscì a trovare un’intesa. Il bicameralismo italiano è frutto di veti reciproci. Fu il veto dei democristiani nei confronti del ‘monocameralismo delle sinistre’ e il veto nei confronti delle sinistre nel Senato regional-corporativo a farci arrivare a due Camere sostanzialmente identiche.

Il nostro è l’unico sistema parlamentare al mondo in cui ci sono due camere che danno entrambe la fiducia. L’altra pagina sono i poteri del governo. Noi non dobbiamo dimenticare che nel settembre del 1947 fu votato l’ordine del giorno Perassi che, ponendo fine ad un dibattito abbastanza breve su una forma di governo migliore, giunse alla conclusione che la forma di governo doveva essere quella parlamentare. La terza pagina lasciata aperta fu quella del regionalismo. Fu lasciata aperta perché non c’erano idee condivise. La conclusione fu il testo del 1948 che sappiamo tutti cosa ha significato e che ha dato potere di veto allo Stato nei confronti delle regioni e alle regioni nei confronti dello Stato.
 

“Come si è visto, le questioni da valutare e approfondire non mancano; né è possibile trincerarsi dietro ai problemi per lasciare tutto immutato”. Questa giornata conclude Il presidente Riccardo Fiscella ha avuto proprio lo scopo di segnalarli ed esaminarli, indicare le vie maestre da percorrere, comprese anche eventuali proposte di modifica. Con una “stella polare” che segni il passo, ovvero ricordi a chi queste riforme deve farle, che le Costituzioni non sono né di destra né di sinistra. O sono ben fatte, accettabili, o sono malfatte, inaccettabili come sostiene G. Sartori.

Il che sottintende che una riforma della Costituzione deve essere giudicata secondo criteri funzionali e non ideologici.
Il lavoro della sede ennese dell’Accademia Nazionale della Politica continua, il prossimo appuntamento è “le Regioni e la sfida del federalismo fiscale. Autonomie e nuove responsabilità” del 9 Aprile sempre a Sala Cerere di Palazzo Chiaramonte per l’VIII lezione del II Corso di Studi Politici e Culturali.