Cancellare una pessima legge e punire Renzi

 
di Nuccio Carrara
 
Sicuramente non tutti hanno letto il quesito referendario in vista dell’appuntamento del 17 aprile prossimo e magari si sono lasciati orientare dal dibattito in corso su giornali e televisioni, che ormai si è ridotto a “trivelle sì, trivelle no”: un modo fuorviante di porre la questione.
 
Preliminarmente va precisato che l’oggetto del referendum riguarda solo gli impianti di estrazione attualmente operanti entro le 12 miglia dalla costa, pochi e poco produttivi, che non incidono e non incideranno comunque sui destini energetici dell’Italia.
 
Gli ambientalisti, fautori del sì, si dichiarano contrari alle trivelle, senza se e senza ma. Si fanno promotori di improbabili strategie energetiche alternative basate su fonti rinnovabili. Paventano un ulteriore inquinamento ambientale, incidenti alle piattaforme e probabili disastri dietro l’angolo.
I sostenitori del no, tanto cari a Renzi e alle multinazionali del petrolio e del gas, non sono maggiormente convincenti. Naturalmente si dichiarano favorevoli alle trivelle ed insistono sulla necessità di garantire all’Italia risorse energetiche e posti di lavoro: argomenti nobili, ma fuori tema e decisamente privi di fondamento. 
 
Per capire, è meglio attenersi al quesito: <<Volete voi che sia abrogato l'art. 6, comma 17, terzo periodo… (legge di stabilità 2016), limitatamente alle seguenti parole: "per la durata di vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale"?>>
 
Dire no, significa lasciare le cose come sono; dire sì significa mantenere in vigore solo la parte iniziale della norma in questione: “I titoli abilitativi già rilasciati sono fatti salvi”.
Ora, la scelta è tra concessioni senza un preciso limite di tempo (norma vigente) e concessioni a termine.
Se le concessioni in atto sono fatte salve, ciò vuol dire che l’attività estrattiva non potrà fermarsi il giorno successivo ad una eventuale (anche se poco probabile, purtroppo) vittoria dei sì. In questo caso, infatti, l’attività potrà continuare fino alla scadenza dei “titoli abilitativi già rilasciati”, cioè delle concessioni non scadute.
Ma la loro scadenza non è detto che sia definitiva, come si vorrebbe far credere in maniera bipartisan sia dai fautori del si che dai fautori del no. In realtà, con l’abrogazione proposta, tornerebbe ad essere utilizzabile una vecchia norma, più volte modificata, ma mai abrogata, in forza della quale sarebbero sempre possibili proroghe quinquennali, previste "Al fine di completare lo sfruttamento del giacimento...” (art. 9, comma 8, legge 9/1991). Tale norma, come si vede, consentiva di sfruttare interamente i giacimenti, e potrebbe consentirlo ancora in futuro, ma con più responsabilità e rispetto per le casse dello Stato e per l’ambiente.
 
Invece, affidare alle compagnie estrattive “la durata di vita utile del giacimento”, sopprimendo ogni limite temporale certo, comporta effetti non trascurabili e poco gradevoli.
Da un punto di vista normativo, costituisce un allarmante precedente, in assoluta controtendenza con il nostro ordinamento giuridico che ha sempre imposto una scadenza certa per ogni provvedimento amministrativo. 
Da un punto di vista pratico, trasforma i concessionari in arbitri unici della loro attività estrattiva, che potrà essere articolata secondo i loro esclusivi interessi. 
Da un punto di vista economico, farà perdere allo Stato una enorme quantità di denaro: i concessionari, beneficiari di un tempo illimitato, potranno ridurre al minimo l’attività estrattiva per evitare di pagare i diritti di estrazione, e potranno farlo mantenendosi dentro la fascia esentasse: 50 mila tonnellate per il petrolio; 80 milioni di mc. per il gas, che costituiscono i limiti di franchigia annua. Inoltre, l’andamento del costo del petrolio (attualmente ai minimi storici) potrà condizionare l’attività estrattiva: non è consigliabile estrarre di più se si guadagna di meno.
Da un punto di vista ambientale, non è certamente raccomandabile lasciare in mare, a tempo indeterminato, piattaforme ormai in fase di avanzato invecchiamento e perciò non prive di rischi.
 
Occorre votare SI, ma andando oltre i luoghi comuni e le battaglie ideologiche.
Una vittoria dei sì cancellerebbe una pessima legge e porrebbe un freno all’arroganza di Renzi e del suo governo, che non perdono mai l’occasione di favorire gli amici e gli amici degli amici.
 
Nuccio Carrara, 14 aprile 2016