Se il petrolio sale il nucleare francese ritrova lo smalto. Cattivi pensieri sull'afflato bellico di Nicola Sarkozy. Sarebbe stato davvero identico se non ci fosse stato il terremoto in Giappone?

(da Il Tempo del 21marzo 2011) Da decenni siamo abituati a «pensare male ed a «fare peccato». Proviamoci ancora una volta. E, magari, pensiamo male dell'afflato bellico di Nicola Sarkozy. Sarebbe stato davvero identico se non ci fosse stato il terremoto in Giappone? Se il sisma prima e lo tsunami poi, non avesse costretto il mondo occidentale a una profonda riflessione sull'utilizzo dell'energia nucleare, dopo il disastro di Fukushima?

La Francia è uno dei paesi maggiormente esposti verso il nucleare. Da quelle parti, otto lampadine su dieci si accendono grazie all'energia prodotta dall'uranio arricchito. Parigi ha talmente tanta energia prodotta a buon mercato dalle centrali atomiche da esportarla a caro prezzo verso i Paesi confinanti, Italia in primis. La tragedia di Fukushima con i reattori fuori uso e con il rischio di un contagio atomico si è abbattuta su un pilastro dell'economia francese con la stessa forza dello tsunami che ha travolto le province giapponesi.

 
Il titolo di Areva (la principale industria transalpina dell'atomo) è crollato in Borsa, in previsione di uno stop al nucleare in grado di contagiare l'intero Occidente industrializzato (puntualmente avvenuto). In pochi giorni il titolo ha perso il 18%. Per l'esattezza è iniziato a scendere insieme alle prime onde sulla costa giapponese. Da venerdì mattina, però, il titolo è tornato a crescere. Motivo? E qui entrano in ballo i «cattivi pensieri». Nella notte fra giovedì e venerdì Sarkozy annuncia di essere pronto a bombardare la Libia. Anche da solo. L'unico modo al mondo di far recuperare terreno all'industria del nucleare è spingere verso l'alto il prezzo del petrolio. Un barile a 150 dollari fa tornare la voglia di energia a basso costo. Un'inflazione verso il 5%, con annessa erosione dei salari, può far chiudere un occhio (o quantomeno provare a far dimenticare) il dramma di Fukushima e la paura dell'atomo.

E per far salire il prezzo del petrolio come si fa? Si bombarda un Paese produttore. E qual è il paese «in bilico», già indebolito da questioni interne? La Libia è a un passo, con le atrocità di Gheddafi contro la popolazione inerme. Se lo schema dettato unicamente dai cattivi pensieri funziona, l'industria del nucleare può ancora avere, nel lungo periodo, un sospiro di speranza. Con buona pace per la campagna elettorale francese. E per quel tricolore bianco-rosso-blu che sventola sulle mura di Bengasi, portato chissà da chi. I Vecchi di Borsa insegnavano: follow the money, segui i soldi. Chissà che non avessero ragione…