Anche Fini finisce nel ciclone intercettazioni. A ciascuno il suo. Fango per tutti
di Dimitri Buffa
Adesso che il fango misto ad altra sostanza organica di scarto fisiologico è stato messo per benino nel ventilatore sono in molti a cominciare ad accorgersi che la regolamentazione delle intercettazioni non è solamente una fissazione del Cav per proteggere sé stesso.
Da ieri infatti anche il presidente della Camera, il suo passato, le sue amicizie del tempo de “camerati” degli anni ’70, unitamente a quella galassia ex - neo fascista in vario modo riciclatasi anche nell’entourage del sindaco di Roma Gianni Alemanno, sono entrati nel mirino del circuito giudiziario mediatico che quando si abbatte su qualcuno o qualcosa fa più o meno l’effetto di una valanga di neve in Trentino su un escursionista finito fuori pista: uccide senza pietà.
E adesso in molti, ad esempio in maniera esplicita il ministro Carlo Giovanardi e in modo appena più sfumato l’ex ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu, cominciano anche a maledire e a chiedere l’abrogazione o quanto meno la riscrittura globale della legge per dare il voto agli italiani all’estero, “che tanti problemi ha dato e sta dando al Pdl”.
Il primo poi fu quello di avere fatto vincere Prodi nel 2006, quando aveva preso meno voti. E il secondo avere consegnato alla malavita organizzata anche la gestione di queste schede, come se non bastassero quelle manovrate nell’Italia del Sud. Fini e Berlusconi oggi come oggi sono uniti da una sola cosa: il fango che si riversa su di loro da queste inchieste. Anche se le dosi sono ovviamente diverse. Scajola ieri ha detto che “ben venga l’azione della magistratura, ma che bisogna stare attenti a che il sistema non crolli”. E come dargli torto?
E stavolta, se qualcuno pensava di potere scaricare il barile sul senatore Nicola Di Girolamo, che nessuno più difende e per cui sembra essere svanita ogni presunzione di innocenza, ieri è arrivato il sinistro avvertimento del deputato Sergio De Gregorio, anche lui eletto all’estero nella lista Italiani nel mondo di cui è leader incontrastato. “La presunzione di innocenza se vale per Berlusconi, per Cosentino o per Dell’Utri deve valere per tutti, quindi anche per Di Girolamo”, ha dichiarato De Gregorio in un’intervista al “Sole 24 ore”. E avverte chi avesse intenzione di “sacrificarlo” di fare “molta attenzione” perché “nel tubo di scarico rischiano di finire in parecchi”.
Quindi non è che ci siano molti altri commenti da fare. Siamo nelle mani dei pm e dei De Gregorio. Chi invece rischia di fare la fine che avrebbe dovuto fare Di Girolamo, cioè il capro espiatorio, è Mirko Tremaglia con la sua legge sul voto agli italiani all’estero. A mezza bocca alcuni dicono che “porta jella al Pdl”. Nelle dichiarazioni ufficiali Pisanu sostiene che “è necessario rivedere la questione del voto all’estero che rischia fortemente di essere controllato dalla criminalità”.
Giovanardi si spinge oltre, molto oltre: “bisogna abrogare le norme che prevedono l’elezione di deputati e senatori all’estero, un sogno dell’onorevole Tremaglia, condiviso a suo tempo dal Parlamento, che si è trasformato in un incubo per l’evidente impossibilità di gestire correttamente in circoscrizioni estere, sparse in tutto il mondo l’elezione di cittadini italiani emigrati all’estero, residenti all’estero, che pagano le tasse nel paese che li ha accolti e in quel paese mantengono tutti i loro interessi personali e professionali”. Meglio far saltare una legge che una testa, insomma.
26 Febbraio 2010 Opinone.it