Silvio può ancora cambiare la legge elettorale
di Renato Besana
Chi si attendeva il peggio non è rimasto deluso: il discorso di Fini a Bastia Umbra è stato pessimo, d’una democristianeria deteriore, zeppo di vuoti richiami alle grandi cause per reclamare, qui e subito, tatticismi miserevoli. L’obiettivo è uno solo: giustiziare politicamente Berlusconi, in attesa che la magistratura faccia il resto.
Lo si tolga di mezzo, come avvenne con Craxi, e con metodi non troppo dissimili da quelli usati contro il leader socialista. Pietra tombale anche sull’alleanza con la Lega, senza neppure interrogarsi sui motivi che hanno indotto tanti elettori del Nord a traghettare i loro consensi dalla destra al Carroccio.
Abbiamo ascoltato un’ora e mezza di luoghi comuni declamati con il sussiego che il presidente della Camera scambia per rigore istituzionale. I giovani, la ricerca, i precari, i tagli alla spesa pubblica che non devono compromettere o sviluppo, e via così: tutto vero, o quasi, ma inutile: non basta invocare un progetto per averlo. Veltroni, al Lingotto, era stato molto più bravo (lui un progetto l’aveva). Nei rari passaggi in cui è uscito dalle nebbie, Fini ha rivelato la modestia disperante della sua proposta: più soldi al Sud, come se finora non ne avesse ingoiati abbastanza. In chiusura, la stilettata sulla legge elettorale, da riscrivere per garantirgli futuro parlamentare e libertà di manovra, ovvero di poter tradire, quando gli tornerà comodo, anche il suo prossimo alleato. La terza repubblica immaginata sabato da Bocchino altro non è se non una riedizione sbiadita della prima.
Il governo, vada come vada, è bollito. Amen. Il lato disperante della questione è che il Cavaliere sembra non comprendere da mesi che cosa stia succedendo. Forse i suoi più stretti collaboratori l’informano male, forse fa di testa sua, non sappiamo, ma dalla primavera scorsa non ne ha azzeccata una. Il primo errore, dal quale discendono gli altri, è d’aver sottovalutato la minaccia finiana. Bossi, dotato d’un fiuto mirabolante, gli aveva consigliato di chiudere baracca e burattini subito dopo Mirabello. Non l’ha fatto. La scorsa settimana ha aperto a Casini, il quale non ha nessun interesse a soccorrerlo, dal momento che intende prendere il suo posto. Da ultimo, non s’è curato della legge elettorale; una svista che potrebbe rivelarsi gravida di conseguenze.
Forse non è troppo tardi: prima di salire al Colle (e poi discenderne senza maggioranza), si presenti in Parlamento con una sua proposta, maggioritaria o proporzionale, purché di buon senso. Sarebbe la carta migliore per andare a elezioni, evitando le tagliole del governo tecnico e il seguente pantano in cui Fini, ma non è il solo, intende sprofondare l’Italia. Ci pensi Cavaliere, per il bene suo e - soprattutto - nostro.
www.libero.it 7.11.2010