Ma chi è 'sta Moody's?
di Aldo Reggiani
Oramai anche tra le massaie al mercato si discute delle pagelle che agenzie di “rating” americane danno ai diversi Paesi, in primis il nostro, circa la loro solidità e credibilità finanziaria, assegnando graduatorie circa i tassi di interesse che dovrebbero i diversi Stati corrispondere a chi compra i loro titoli di Stato: per l’Italia Bot e Cct .
Quanto più un Paese è considerato traballante, tanto più alta è la percentuale di interessi che dovrà corrispondere ai sottoscrittori dei titoli del suo debito pubblico.
Fin qui tutto sembra perfettamente razionale e sensato. Ma c’è un ma.
Elèmire Zolla, in Verità segrete esposte in evidenza, cap. "Esoterismo e fede”, circa il gioco di Borsa, basato su opinioni e “si dice”, chiosa senza diritto di replica per nessuno, che “l’esoterista”: «riconosce come legge di natura che il baratto di valori deve diventare valore della moneta, e questa si versa in fede di credito, che quindi si trasferisce nel valore marginale del confronto tra disponibilità di titoli diversi, il quale può far a meno di ogni garanzia, anzi s'impone alla fine proprio per l'assenza di ogni garanzia, vive di fede pura in se stesso.
L'esoterista non si adonta di questo decorso fatale, perché ha meditato sul valore e sa che esso è proiezione, alienazione della fede. L'ingenuo è ingannato dalle apparenze sensibili: biondo grano, rutilante oro; non regge all'idea che diventino di punto in bianco senza valore, buone per l'immondezzaio in virtù di un gioco di confronti, di uno scambio di sussurri, allusioni, cenni: la rettorica delle voci di borsa, che stornano o convogliano la fede. Come? Merci che sono frutto di lavoro, di pena diventano oggetti di atroci burle! - protesta il poverello. Ma fin dall'inizio quelle merci furono simboli di atti di fede.(…)
Venne un giorno in Olanda che tutti cominciarono a smaniare per i fiori in forma di turbante, di copricapo regale sassanide, i tulipani. Per comprarne si svendevano fondi e fattorie. il circolante era assorbito dalla Borsa del tulipano. Come avviene, si sviluppò una corrispettiva arte sacra: icone di tulipani su fondo onice a miriadi. Bastarono ciglia inarcate, sussurri, un cenno a ritiri di capitali e la fede scomparve com' era venuta, il tulipano fu di nuovo un fiore fra tanti, le icone delle nature morte qualunque, per giunta monotone.
La fede è l'anima delle merci, quando dilegua appaiono come sono, materia. E qualsiasi cosa, la più dozzinale, può essere animata dalla fede, perfino un francobollo.»
Queste Società di Rating in genere basano le loro pagelline (che implementano o tolgono la “fede” degli investitori su questi o quei Titoli), solo sulla faccenda del debito pubblico e della sua mole, e delle misure o non misure che gli Stati possono o non possono prendere per gestirlo e/o diminuirne l’entità.
Si dà il caso però, che il Satiro di Arcore il quale (e mi dispiace per gli altri) è un vero genio e quindi, come tutti i geni, è armato di sano buonsenso e di progettualità semplice ed ardita, abbia già da tempo cominciato a predicare che il giudizio dovrebbe esser basato non solo sull’entità del debito pubblico, ma anche sul debito e/o risparmio privato e sulla solidità degli istituti previdenziali e pensionistici, che garantiscono regolari flussi di reddito.
In tal caso, l’Italia, che si ritrova un debito pubblico di circa il 120% rispetto al Pil, ma gode di pochissimo debito privato, anzi, di gran quantità di risparmio, e le cui istituzioni pensionistiche sono piuttosto solide, in effetti è come se avesse il debito pubblico al 70%.
Sarà pure che, andreottianamente parlando, si sa che a pensar male si fa peccato, ma tante volta ci s’azzecca, ma viene il dubbio che tali Agenzie, che son private, spesso ci marcino su coi giudizi negativi, in modo da assicurare ai sottoscrittori internazionali dei debiti pubblici , magari amici loro, più lucrosi rendimenti.
E poi, suvvia, qualche erroruccio l'hanno pur fatto, come quando fino al giorno prima del patatrac che ha precipitato il mondo in una crisi finanziaria da cui ancora ci si deve riprendere, sentenziavano che quei "prodotti finanziari" poi rivelatisi tossici, erano invece ottimi e affidabili: do you remember?
Dite che son troppo malfido? Beh, mi dispiace, ma mi sento un angioletto.
Per cui, visto che Società di Rating tipo la “Standard&Poor’s” e la Moody’s si arrogano il diritto, pur essendo private e magari a loro volta quotate in Borsa, di parlare e a volte di straparlare della solvibilità di interi Stati applicando loro personali metodi di giudizio; visto che tali Società di Rating si scopre che hanno i loro interessi e quindi magari non sono sempre del tutto serene e disinteressate nei loro giudizi; visto che lo stesso fenomeno si ha anche nel mondo medico e scientifico, laddove nuove invenzioni e nuove cure, pur essendo in pratica validissime e funzionali allo scopo (leggi la triste storia del medico ungherese Ignàc Semmelweiss), non vengono considerate attendibili solo perché non sono state pubblicate su riviste mediche e scientifiche, che poi si scopre esser a loro volta finanziate da alcune Case Farmaceutiche o da alcune Multinazionali Industriali piuttosto che altre, se magari qualche Società di gente sveglia che si occupa di expertise finanziari, desse vita ad una italica Società di Rating, magari una “Standa&Upim’s” (Dio che sballo) che cominciasse lei, invece, a rilasciare pagelle finanziarie internazionali, basandosi sui sani principi enunciati dal Sardanapalo di Palazzo Grazioli, non sarebbe male.
Anzi sarebbe sommamente divertente. Così, tanto per, come si usa dire, “bilanciare i flussi”.
In modo da non esser sempre noi le allieve delle Orsoline bacchettate da arcigne Madri Badesse, ma diventare a nostra volta "temuti" emanatori di sensati giudizi e pagelle a cui i risparmiatori/investitori internazionali potessero far riferimento.
Come si diceva una volta? Ah, si: "Un po' per uno non fa male a nessuno".
www.legnostorto.it lunedì 20 giugno 2011