Isis, petrolio e Islam: la destra che non sa più leggere la realtà
 
di Marcello de Angelis
 
“L’unico razzismo che sopravvive a destra – scriveva anni fa Marcello Veneziani – è quello contro le persone intelligenti”. Non so se nel frattempo abbia cambiato idea ma io ne sono sempre più convinto. Quindi cercare dire – e ancor più di scrivere – cose non stupide e non unirsi al coro vociante e ondeggiante, deve essere sentito come un dovere etico. Anche se espone al linciaggio da parte degli imbecilli che, da che esiste l’umanità, odiano chi pretende di scuoterli dalla loro idiozia.
 
Sulle vicende recenti che stanno agitando l’intero pianeta, la lettura (almeno quella mediatica) della destra, interpreta più che mai il detto “quando il dito indica la luna, l’imbecille guarda il dito”. Eppure la luna è dinanzi al nostro naso.
 
“Quando si parla di Medio Oriente, non può mai essere dimenticato il petrolio”, scrive lapidariamente Federico Rampini nel suo recentissimo L’età del Caos.
 
L’Isis si “manifesta” alla fine del 2013 e comincia a stabilire il suo controllo sul territorio nel gennaio del 2014, contemporaneamente al ritiro delle truppe Usa dall’Iraq. Le cosiddette primavere arabe hanno inizio nel 2011. Nel 2008 il prezzo del petrolio aveva toccato il suo massimo con 150$ al barile. Nel giro di cinque anni gli Usa realizzano l’autosufficienza nelle forniture di idrocarburi grazie alle nuove tecniche di estrazione di gas e petrolio domestico.
 
Il 2014 è anche l’anno di un vero e proprio “controshock petrolifero”, con una inversione totale di tutti i parametri di prezzo, di domanda e offerta, di produzione, di trasporto e distribuzione a livello planetario. Il prezzo del petrolio si è dimezzato dal 2010 al 2014. Tra il giugno e dicembre del 2014 è sceso quasi del 50%. La lettura che prevaleva all’inizio era che il prezzo scendesse perché la produzione era aumentata. Una lettura che cozzava però con i dati di minore reperibilità del greggio dovuti alla mancata commercializzazione del prodotto iracheno, che era il terzo produttore del mondo prima del blocco provocato dalla prima guerra del Golfo ad oggi.
 A limitare la reperibilità del prodotto si sono aggiunte le sanzioni contro l’Iran. Le cosiddette primavere arabe, a cui si accennava in precedenza, hanno ulteriormente diminuito la produttività con l’instabilità e l’insicurezza portate in Egitto e il caos provocato in Libia.
 
La lettura è infatti stata immediatamente revisionata risultando in una crisi della domanda: l’energia costava di meno perché se ne consuma di meno, causa il peggioramento dell’economia globale. Alla crisi dell’Eurozona si è aggiunto il rallentamento cinese e la recessione giapponese.
La stagnazione dell’economia cinese ha trascinato con sé tutte le nazioni che erano cresciute negli ultimi venti anni per la crescente domanda di materie prime da parte della Cina.
“Dal 2008 sono scomparse dai mari 100 superpetroliere al mese – scrive ancora Rampini in L’età del caos – sono quelle che trasportavano 90 milioni di barili mensili provenienti dai paesi dell’Opec”.
 
Gli Usa hanno improvvisamente smesso di comprare da Brasile, Nigeria, Algeria e Angola. Il Brasile, considerato una delle potenze emergenti del cosiddetto BRIC, ha subìto un immediato crollo. In Nigeria, in contemporanea, un gruppuscolo estremista dal pittoresco nome di Boko Haram ha dimostrato un’improvvisa crescita del suo attivismo e della sua capacità offensiva. Tutti i Paesi del mondo produttori di idrocarburi (eccetto sinora gli Usa) sono teatro di guerre o attività di nuovi o rinnovati gruppi terroristi.
 
Nel giugno 2014, cambiando una legge che c’era da 40 anni, l’amministrazione Obama ha tolto il divieto di esportazione per il petrolio prodotto negli Usa. In meno di 5 anni il più grande importatore mondiale di energia è diventato l’invincibile concorrente di Opec e Russia sul mercato mondiale. E anche la Russia è diventata l’oggetto di sanzioni e destabilizzazioni territoriali e terroristiche.
 
In meno di un anno un gruppo terroristico che inizialmente veniva accreditato di 5mila combattenti ha stabilito il controllo su un territorio più vasto della Gran Bretagna e sulla maggior parte degli impianti di estrazione in Iraq e Siria. E ne è nato, come ormai non nega più nessuno, un mercato nero parallelo di petrolio a prezzi ancor più stracciati di quelli del mercato legale, già al minimo storico.
 
Forse nessuno se ne è accorto, ma in appena un lustro gli equilibri politici ed economici nati dopo la fine del bipolarismo Usa-Urss e che sembravano aver messo per sempre la parola fine alle aspirazioni di dominio mondiale americano, sono capitombolati. Oggi, il mondo è totalmente diverso.
 
Chi ragiona oggi secondo gli schemi pre-2010 è come uno che nel 2000 ragionava con gli schemi precedenti al 1989. I rappresentanti o portavoce della destra italiana non sono mai passati alla storia per la loro comprensione della politica internazionale (che ovviamente determina in buona parte le nostre politiche nazionali). 
 
Oggi c’è ancora chi parteggia con Obama che ci difenderebbe dall’orso russo solo fintamente post-comunista e chi spera che Israele usi l’atomica per “cancellare tutti gli arabi dalla faccia della terra” (incluso l’Iran, perché ignorano che gli iraniani non sono arabi). 
 
Ma d’altronde c’è persino chi dice che far costruire meno moschee farebbe diminuire il numero di musulmani e magari aumentare quello dei cristiani… Confondendo la società atea occidentale con il “mondo cristiano”… Ma su questo è meglio sorvolare. In fin dei conti siamo a Natale. Buone feste.
 
Pubblicato il 8 dicembre 2015
 
Fonte: http://www.barbadillo.it/50779-lanalisi-di-m-de-angelis-isis-petrolio-e-islam-la-destra-che-non-sa-piu-leggere-la-realta/