L’Islanda, piccola e “Sovrana” !

di Lucio Sanna

Ci sono Nazioni dove regna ancora la Sovranità del Popolo e perciò lo Stato, reale espressione della volontà popolare esercita, anche a suon di referendum, la sacrosanta “Sovranità  monetaria”. Infatti dove vige ancora un minimo di decente principio democratico e rispetto delle istituzioni, le banche sono una cosa e lo Stato un’altra. Ecco perché nella piccola Islanda le banche private possono tranquillamente fallire senza peraltro trascinare nel disastro finanziario anche il resto della Nazione.

Gli islandesi hanno avuto il coraggio di imporre al proprio Governo un deciso rifiuto al ricatto delle banche che intimavano al popolo islandese di ripianare con ingiusti sacrifici i debiti conseguenti al fallimento della banca Landsbanki, legato ai depositi IceSave. Gli islandesi infatti si sono opposti con ben due referendum al dictat prepotente delle banche che come al solito tentavano di scaricare sulla comunità i costi della cattiva gestione del sistema bancario privato. E, tanto per essere chiari, nel primo referendum, i “no”alle richieste dei banchieri hanno superato addirittura il 90%. Questo significa che quando i cittadini possono esprimersi liberamente, la coscienza collettiva del Popolo trova sempre la strada e il modo per affermare che la “Sovranità”  gli appartiene e la esercita con saggezza e ponderazione.

Ecco perché i pavidi banchieri internazionali hanno impedito a Papandreou di fare lo stesso referendum in Grecia e si sono affrettati a piazzare al suo posto Lucas Papademos, un banchiere tecnocrate collega di Monti che qui in Italia si incarica di formare il nuovo governo su mandato della B.C.E.
Nei depositi bancari islandesi “IceSave” avevano investito soprattutto olandesi e britannici. Quasi 4 miliardi di euro di perdite. Gli islandesi però si sono rifiutati di pagare, stabilendo il principio che la responsabilità non è dello Stato ma di una banca che, anche se nazionale, è privata (esattamente come la Banca d’Italia).
Il Presidente islandese ha dichiarato che “la Costituzione dell’Islanda è basata sul principio fondamentale che il popolo è Sovrano e le istituzioni democratiche hanno  il dovere di far sì che la volontà del Popolo prevalga e venga sempre rispettata“. In due parole, ecco spiegato il senso profondo della parola ”referendum“. Quello che alla Grecia è stato negato e che in Italia non c’è stato neppure bisogno di negare. Infatti in Italia la volontà popolare è stata di proposito ignorata, tra gli applausi delle scimmie ammaestrate dei nostri politici e l’adesione entusiastica del popolo servo, sempre pronto ad obbedire a un nuovo padrone che gli eviti il fastidio di esercitare i propri diritti democratici e di assolvere ai propri doveri.

E sarà anche vero che l’Islanda ha poco più di 300.000 abitanti e che essendo così pochi è più facile informarsi, organizzarsi e decidere per il meglio e quindi gli islandesi non fanno testo. Ma se riescono loro, così in pochi, ad opporsi e a sconfiggere il potere aggressivo delle banche, cosa potrebbero fare sessanta milioni di italiani ben informati e consapevoli dei propri diritti costituzionali, solo se fossero veramente capaci di organizzarsi e di lottare tutte insieme contro questa maledetta piovra del sistema bancario? Oggi l’oppressione dell’oligarchia finanziaria esprime direttamente, attraverso suoi propri governanti, il dominio sulla gente rassegnata al ruolo di sudditi servili e incapaci anche della minima ribellione contro gli oppressori.

Immagino un mondo dove le piazze si riempiono e i banchieri usurai, gli speculatori e finanzieri senza scrupoli che fanno girare capitali inesistenti sulle roulette russe delle borse indebitando i popoli, siano costretti a farsi da parte e a lasciare spazio a chi ha una nuova proposta sulla emissione della moneta: non più in mano ad avidi  banchieri privati e a politici corrotti, bensì sotto stretto controllo pubblico di un nuovo “Ordine sociale” fondato sull’etica del denaro e sull’autentico rispetto del concetto di Sovranità Popolare. Non è “utopia”… uniti si può TUTTO !

Insomma, a pensarci bene, non può essere un manipolo di oligarchi assetati di potere a imporre a  miliardi di persone un modello economico e monetario che premia pochi parassiti a danno di intere nazioni assoggettate ai voleri di oscure organizzazioni massoniche e criminali.

Perché l’Islanda lo ha capito? Perché il popolo di un’isola del nord Europa ha dimostrato di essere talmente forte e determinato nel rivendicare la propria Sovranità tanto da mettere a tacere l’arroganza del potere finanziario?

Forse il successo del coraggioso Popolo Islandese risiede nel fatto che 87 famiglie su 100 hanno accesso alla rete e sono connesse a banda larga e il Parlamento islandese ha ratificato, nel luglio 2010, una risoluzione che dà all’informazione online lo status di immunità totale. Si arriva all’incredibile quando si scopre che chiunque avesse la balzana idea di querelare un blogger, non solo avrebbe la quasi certezza di perdere in tribunale, ma viene a sua volta contro querelato dallo Stato automaticamente.

La risoluzione si chiama IMMI (Icelandic Modern Media Initiative). Questa è l’Islanda !

Io sono fortemente convinto che il sale della democrazia è il dibattito, il confronto tra posizioni diverse, anche estreme. Non la censura  e l’uso sistematico della disinformazione come arma di instupidimento mentale di massa e quindi di repressione popolare. Noi italiani siamo alle prese con leggi liberticide e incostituzionali che limitano il nostro diritto a un’informazione libera e democratica, leggi che ci riportano nel medioevo della comunicazione. La nuova Costituzione islandese, invece, è nata proprio sulla Rete con l’apporto di un’intensa partecipazione popolare e in maniera totalmente condivisa dai cittadini!

Ma certo, noi siamo italiani, siamo un popolo di navigatori, di inventori, di musicisti, di allenatori, di nani e ballerine.

Questo siamo noi !