I disastri di una finanza mondiale in mano a Gatti&Volpi

di Aldo Reggiani
 
Il dato è contemporaneamente clamoroso e scandaloso, e l’ha fornito  il 2 luglio Mario Sechi, direttore del Tempo (grande Sechi), al Tg3LineaNotte. Ed è che a petto di un Prodotto Interno Lordo (Pil) mondiale che si aggira intorno ai 63.000 miliardi di dollari, il valore di titoli finanziari più o meno “tossici” in circolazione sul Pianeta ammonta a dieci volte tanto. Ma mettiamo in ordine i dati.

Recita Wikipedia: «Il Prodotto Interno Lordo (PIL, in inglese gross domestic product o GDP) è una grandezza aggregata macroeconomica che esprime il valore complessivo dei beni e servizi prodotti all'interno di un Paese in un certo intervallo di tempo (solitamente l'anno) e destinati ad usi finali (consumi finali, investimenti, esportazioni nette); non viene quindi conteggiata la produzione destinata ai consumi intermedi, che rappresentano il valore dei beni e servizi consumati e trasformati nel processo produttivo per ottenere nuovi beni e servizi.»

Il denaro, invece, con cui viene calcolato il valore delle cose, fu genialmente indicato, quali che siano le definizioni dei moderni (ah ah)  dizionari, come una “metafora”  fin dal 1688 da  Joseph de la Vega nel suo volume Confusión de confusiones. La metafora di ciò che con esso si può comprare. Provatevi pertanto a disperdervi tra le dune del deserto del Sahara pur con nello zaino mezzo milione di euro: se un napoletano o un giapponese non avranno avuto l’idea di impiantare  nei pressi un chiosco di bibite e granite, con tutti i vostri euro morirete di sete.

Ora veniamo alla genesi di questa crisi finanziaria globale e alle speculazioni internazionali che stanno mettendo a dura prova addirittura gli Usa stessi. 

In un articolo del 17 settembre 2008 per Finanza&Mercati, Mario Margiocco informa:

«La crisi che ha portato al fallimento di Lehman Brothers, al salvataggio di Aig e delle agenzie di mutui Fannie Mae e Freddie Mac costerà molto al sistema finanziario internazionale in genere e americano in particolare. Circa 1.500 miliardi di dollari in tre anni, 2007-2009, ha pronosticato quest'estate il Nobel dell'economia Joseph Stiglitz. Vede protagonisti alcuni dei prodotti finanziari più complicati fra quanti furono mai inventati, e computerizzati, da mente umana.»

Tuttavia, è anche una storia semplice.

Bisogna partire dalle innovazioni finanziarie di 20 anni fa, e dal mercato, il mercato immobiliare americano soprattutto, di sette-otto anni fa.

Il Bollettino dell'Harvard Business School salutava nel 1997 il Nobel a un suo professore, Robert C. Merton, con queste parole: “In effetti, usando la formula di Merton, diventa possibile costruire un portafoglio virtualmente privo di rischi”. Detto semplicemente, spalmandoli su così tanti prodotti e soggetti economici da rendere il rischio zero, o quasi. C'è chi, pur apprezzando questi prodotti se usati con prudenza, non ha mai creduto al loro valore taumaturgico. Altri, e sempre più, fra cui le grandi banche di Wall Street, alla fine li presentavano come il toccasana. Il tempo crea assuefazione, se tutto fila liscio. E i “derivati”, così si chiamano, rendevano ottime commissioni.

Come nasce la bolla immobiliare

Venti anni dopo (il Nobel a Merton e nel '95 a Robert E. Lucas, il vero custode della teoria, arriva alcuni lustri dopo le scoperte matematiche), entra in scena il mercato immobiliare americano.

I tassi sono bassi. Con la sicurezza garantita dalle formule per i derivati, e prodotti analoghi, i mutui vengono offerti anche a chi al minimo stormir di fronde potrebbe avere difficoltà a pagare. Non importa, il valore delle case cresce sempre e quindi chi compera oggi guadagnerà domani. E' la corsa al sogno americano. E le commissioni sono laute per chi emette i mutui, per chi lo cartolarizza, cioè li suddivide, mescola e impacchetta in prodotti finanziari da rivendere. Questi prendono le vie del mondo.

Il meccanismo si inceppa, e  si blocca nell'agosto 2007. I prezzi delle case incominciano a scendere, e presto c'è chi si trova col mutuo che vale più della casa. Qualcuno non paga. Il flusso di denaro necessario a onorare le cedole sui titoli legati all'immobiliare e di cui banche, finanziarie e anche stranieri si sono riempiti (rendevano assai più dei titoli del Tesoro), si prosciuga. Incominciano le perdite. I titoli crollano e diventano spazzatura.»

Così racconta  Margiocco.

Collodi, suo precursore,  ci avverte che Pinocchio fu convinto a seppellire nel Campo dei Miracoli i suoi zecchini d’oro dal Gatto e dalla Volpe, che gli favoleggiavano che ne sarebbe spuntato un albero che gli avrebbe dato come frutti migliaia di zecchini. Senza lavorare. Senza produrre, cioè, nessun bene che sostenga e/o migliori la sopravvivenza umana. Che siano una buona lavatrice, una lavastoviglie (benefattori dell’umanità gli inventori) o dei preservativi alla fragola che, tramite microchip, al momento giusto suonino la Marcia dei Bersaglieri o la Marsigliese.

Praticamente la crisi è stata creata da una serie di Gatti&Volpi che indussero pinocchieschi operai americani ad acquistare ville con piscina accendendo  mutui che non si potevano permettere.

Gatti&Volpi delle Agenzie di Rating (quelle stesse che oggi ancor si permettono di pontificare) e di Banche conniventi, indussero pinocchieschi pensionati e piccoli risparmiatori italiani e stranieri, a comprare i titoli (Bond, ma non James) dell’Argentina garantendo loro dei tassi di interesse a due cifre.

Nel 2009 Oscar Giannino mi informava che i  Gatti&Volpi responsabili di questa crisi e che ora piangono cercando di scaricarne  la responsabilità sui Governi, fanno parte di  organizzazioni di Poteri Forti mondiali e mondialisti , quali la Trilateral Commission.

E che  gli italiani che ne fanno parte sono tutti ascrivibili, come Enrico Letta o Prodi, alla Sinistra. E che tale Organizzazione mondialista ha da noi dei “cantori” in Paolo Mieli e D’Alema, e dei megafoni in Repubblica e Corriere.

Tant'è che a "Otto e mezzo", condotta dalla diessina, e quindi imparziale, Lilly Gruber, Monti ebbe come contraddittorio Mieli, così come il D'Alema, quall'Antonio Polito ex direttore del Riformista, quotidiano dal D'Alema fondato. Quando si dice la schiena dritta.

Pertanto ora la  Sinistra vuole che Berlusconi si dimetta (come invece nessuno chiede di fare a Obama, ben più in difficoltà del Berlusca) per mettere al suo posto un Mario Monti, che di tale organizzazione di Gatti&Volpi è il responsabile per l’Europa.

Certo che noi italianuzzi siamo favolosi. Altro che “Paese Normale”. Riusciamo sempre a tramutare, mercé l’invitto aiuto di una Sinistra alla Brancaleone, una tragedia in farsa.

Ma, purtroppo, pure  il contrario.

www.legnostorto.it mercoledì 03 agosto 2011