Il Fli è invischiato dai centristi 
Il presidente della Camera fa il comprimario di Casini 

di Marco Bertoncini  

Non sono in corso soltanto i congressi del Pdl. Sia pure con molta minor visibilità, anche Fli sta dando regolarità alle proprie strutture periferiche. Il partito è lontanissimo dall'ambizioso progetto iniziale, di sostituire cioè il Pdl attuandone il programma tradito da Silvio Berlusconi. Ha subìto, ed è innegabile, sanguinose perdite nel proprio seguito parlamentare, mentre nelle regioni e negli enti locali conta una presenza largamente inferiore a quella delle Camere.

Quanto alla linea politica, riesce difficile inquadrarla: si può asserire, senza tema di sbagliare, che sia stata connotata soprattutto dall'antiberlusconismo e che abbia segnato un costante, lento ma costante, allontanamento dal centro-destra.
A conti fatti, però, il partito non è scomparso. Tanto gli iscritti (alcune decine di migliaia di tesserati), quanto il seguito indicato dai sondaggi (4-5%: non ci si schioda, ben più del 2% irriso dal Cav nei tempi di più aspra polemica dopo la scissione, ma molto meno di quanto ambìto, cioè due cifre percentuali), convergono nel tratteggiare un partito più debole, ma non di molto, di quello che era il Msi negli anni cinquanta e sessanta.

È solo un raffronto quanto a consistenza, senza alcun legame politico, perché oggettivamente riesce difficile trovare una decisa continuità Msi-An-Fli. Tra i finiani, oggi, la maggioranza ha una matrice missina o almeno aennina; però il partito non rivela visibili legami con quella tradizione: tutt'altro.

Un'indubbia difficoltà, per lo sviluppo del partito, è costituita dal Terzo polo. L'alleanza con Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli e altri minori può avere una giustificazione contingente, anche per ovvie considerazioni elettorali e di forza parlamentare. Tuttavia, Fini soffre di questa posizione, forzosa. Prima di tutto, sul piano personale, perché il numero uno è, senza possibilità di evitarlo, Casini, il quale fra l'altro non è nemmeno il segretario o il presidente dell'Udc, ma solo il capogruppo a Montecitorio. Poi, quanto a prospettive politiche, perché si trova invischiato in una logica centrista che non è la sua.

Intanto, deve cominciare a pagare lo scotto della collocazione un po' anomala, cedendo sul piano dei princìpi in materia elettorale. Dall'adesione piena al bipolarismo è già transitato all'opposizione al bipolarismo come finora prodotto nel nostro sistema politico. Si può stare certi che il prossimo passaggio consisterà nell'appoggiare Casini per una riforma elettorale che sia il più proporzionale possibile, così da conferirgli la possibilità di conquistare più seggi e, soprattutto, di non doversi impegnare in alleanze pre-elettorali. Queste prospettive, tuttavia, contribuiscono a renderlo quel che detesta essere: un comprimario di Casini, anche politicamente, costretto a subirne la strategia, sia nell'immediato, sia a più lungo termine. Compreso l'appoggio a una candidatura quirinalizia.

http://www.italiaoggi.it  22/12/11