Serve il rilancio del bipolarismo
di Arturo Diaconale
Fallito il “complottone” del 14 dicembre scorso è fallito anche il “complottino” del 13 aprile. Nel corso di questi mesi la maggioranza non solo ha tenuto in ogni occasione di voto in Parlamento ma addirittura ha aumentato progressivamente la propria consistenza. Malgrado una campagna di stampa portata avanti dalla stragrande maggioranza dei media nazionali ed internazionali tesa a dimostrare la precarietà, le difficoltà, le divisioni e l’inaffidabilità di un centro destra guidato da un Premier squalificato ed a rischio di condanna penale.
Secondo alcuni il fenomeno viene considerato come il frutto della semplice volontà di autodifesa dei componenti del Parlamento. Nessuno, sia nella maggioranza che all’opposizione, vuole in realtà aprire una crisi che porterebbe ad elezioni anticipate destinate a modificare radicalmente la composizione delle attuali Assemblee legislative.
Di conseguenza, a parere di chi sostiene la tesi della stabilità legata all’egoismo della poltrona, non esiste alcuna ragione politica alla base di questa inattesa stabilità governativa. Ma questa spiegazione non convince. Perché è sicuramente vero che molti parlamentari temono di perdere il posto in caso di elezioni anticipate, ma è ancora più vero che dai mesi precedenti al 14 dicembre fino all’altro ieri si è verificato un fenomeno politico che prima ha sconvolto la compattezza della maggioranza, poi ha aperto la strada all’ipotesi di un ribaltone o delle elezioni anticipate ed oggi deve registrare come la maggioranza si sia ricompattata e ribaltone e scioglimento della legislatura sono diventate delle fantasie irrealizzabili.
Il dato politico, in altri termini, è che l’operazione che avrebbe dovuto portare ad un cambio radicale della politica nazionale e che si è concretizzata con la nascita del Terzo Polo è oggettivamente fallita. Per un intero anno (è dall’aprile scorso che si parla della possibilità di liquidare il bipolarismo) il dibattito politico si è incentrato sull’operazione realizzata da Gianfranco Fini con la sponda dell’Udc di Pierferdinando Casini, dell’Api di Francesco Rutelli ed il Pd di Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema.
Il voto, inequivocabile, del 13 aprile chiude questa fase ed impone un bilancio della manovra di Fini, Casini, Rutelli e D’Alema che è assolutamente negativo. Il Terzo Polo non è nato. L’Udc mantiene la propria identità così come l’Api. E, soprattutto, Futuro e Libertà non solo non è riuscito nel progetto di lacerare in maniera mortale il Pdl conquistandone le parti più consistenti ma ha perso progressivamente forza, slancio e sostenitori fino a ritrovarsi sull’orlo di quella spaccatura che avrebbe voluto riservare al partito di Silvio Berlusconi.
Di fronte a questa considerazione oggettiva gli orfani del terzopolismo e della prospettiva del ribaltone cercano di spostare in avanti il momento in cui realizzare questo bilancio negativo e sperano che le prossime elezioni amministrative possano rappresentare gli esami di riparazione della operazione.
Ma è illusorio immaginare che entrare nel gioco degli eventuali ballottaggi a Milano od a Napoli possa ridare alla manovra del Terzo Polo quello slancio che negli ultimi mesi successivi al 14 dicembre si è progressivamente spento in Parlamento e nel paese. Al contrario, è molto più probabile che proprio l’eventualità di dover decidere da quale parte stare al momento dei ballottaggi possa provocare la spaccatura definitiva di un Fli chiaramente diviso tra chi punta a diventare componente dell’opposizione di sinistra e chi vuole restare fermamente ancorato nel centro destra.
L’effetto di questo fallimento non è solo la scomparsa definitiva dell’ipotesi dello scioglimento anticipato della legislatura. E’ il rilancio dello schema bipolare. Che comporterà (questo sarà il tema dominante dei prossimi due anni) il problema di come riorganizzare i due poli.
Sabato 16 aprile 2011