Detronizzato Gheddafi bisogna marcare Sarkozy

di Pierluigi Magnaschi  

La guerra contro Gheddafi non era un guerra per ristabilire i diritti umani violati perché, se questo fosse stato il motivo, l'Onu avrebbe dovuto sollecitare la Nato a intervenire anche nel Darfur dove, per un decennio, sono stati massacrate centinaia di migliaia di persone all'anno e, adesso, a maggior ragione, dovrebbe bombardare la Siria per impedire che siano falciati i siriani che partecipano alle manifestazioni contro Hassad.

La guerra contro Gheddafi è stata una guerra economico-politica voluta da Sarkozy per due motivi. Il primo, era dovuto alla preoccupazioni che il patto di amicizia fra la Libia e l'Italia potesse sottrarre flussi finanziari, fonti energetiche, forniture militari o grandi lavori pubblici a Parigi. Il secondo motivo è relativo alla problematica rielezione di Sarkozy che si ricandiderà il prossimo anno, in piena crisi di consenso: nelle ultime elezioni dipartimentali, il partito di Sarkozy ha preso solo il 16% dei consensi mentre il partito razzista e di estrema destra, oggi in mano alla figlia di Le Pen, il Front Nationale, ha portato a casa il 14% dei consensi. Solo due punti in meno di quanto raccolti dal partito del presidente in carica. Pur di essere rieletto, Sarkozy, che è un realpolitiker come pochi, le sta studiando tutte, compresa la decisione della maternità di Carla Bruni che, per l'occasione, però, è stata anche silenziata per impedire che faccia danni, com'è successo agli albori della guerra contro Gheddafi quando questo conflitto sembrava essere un divertissement della consorte del presidente in combutta con un altro dei protagonisti bling-bling dei salotti parigini, il sempre «giovane» filosofo (anche se è vicino ai settant'anni) Bernard-Henry Lèvi. Sarkozy ha sempre cercato di far apparire questa guerra contro Gheddafi come una guerra sua. Infatti, appena l'Onu votò la risoluzione che approvava l'intervento armato della Nato, i jet francesi iniziarono unilateralmente i bombardamenti senza coordinarsi con nessuno.

Ma adesso che Gheddafi è agli sgoccioli, Sarkozy ritenta il colpo, convocando , per mercoledì prossimo, a Parigi, gli esponenti del governo provvisorio libico, senza curarsi di concordare con i suoi alleati (Usa, Gran Bretagna e Italia, principalmente) la data, il luogo e il contenuto dell'incontro. La diplomazia internazionale (e quella italiana, se c'è) deve impedire che questi colpi di mano possano proseguire. La guerra è stata condotta da un'alleanza. Ed è questa stessa alleanza che deve gestire, al meglio, la transizione verso la democrazia che sarà tutt'altro che facile e indolore.

www.italiaoggi.it 23 agosto 2011