Neppure l'urna porta il "quid". Débacle di Alfano

di Maria Giovanna Maglie

Meglio Bobo Maroni, meglio il Tosi, se dobbiamo provare a fargli la guerra all’antipolitica, a non finire come la Grecia. In attesa che ce lo dica il Cav una volta per tutte, con comodo, mi raccomando, di ritorno dalle celebrazioni assai allegre dell’insediamento di Putin, e di passaggio per qualche capitale abitata da sceicco al quale proporre la vendita di quella bella zavorra che è diventato il Milan, in attesa paziente che ce lo dica il suo mentore, rispondiamo noi che Angelino Alfano il quid non ce l'ha.

Per chi avesse avuto dei dubbi e addirittura li mantenesse dopo le elezioni della debacle, portiamo qualche esempio, partendo ed arrivando alla tragicomica conferenza di ieri sera, della serie negare tutto, anche i numeri del crollo,come facevano i suoi maestri democristiani o come faceva il partito comunista.
Negare tutto, non abbiamo perso, abbiamo tenuto, al massimo una flessione, e comunque ve lo diciamo domani, oggi siamo piuttosto confusi.

Dimissioni? Scherziamo, è una pratica esotica, lasciatelo fare a Sarkozy, che ha già annunciato che abbandona la politica.
Che ha fatto il segretario intronizzato dal monarca senza la minima finzione di democrazia interna in questi mesi di leadership? Beh, intanto ha fatto ABC, tutta una foto opportunity prima e dopo cena col Monti, e tutti e tre ieri sera facevano dei conti amari sulla fedeltà al Monti medesimo e alla pratica dell’umiliazione nazionale ribattezzata come scelta di responsabilità, anche il Pd e Bersani che Grillo ce l’hanno sul collo come un vampiro.

Casini, il terzo polo e lo strascico di Fini non erano proprio pervenuti, ma il segretario con il quid in questi mesi non ha fatto che corteggiarli, che costruire al centro, che chiedere a Pierferdi di tornare a casa, di credere e progettare un bel partitone democristiano popolare italiano ed europeo, convinto che lì sarebbero andati gli italiani, una volta di più come dei fessi, felici di farsi spremere di tasse come i servi di un regno del tempo che fu, e mettersi in fila a lustrare le scarpe ai banchieri e ai loro professori.

Invece no, caro segretario senza il quid, c’è chi si ammazza, c’è chi non ci va proprio a votare, e del partito dell’astensione abbiamo visto ieri la prima vera uscita in società, e c’è chi vota per la retorica inquinante del guitto con i boccoli, che non è detto che non abbia anche qualche amministratore capace al seguito, comunque tanto vale andare a stanarli; oppure vota per quel vecchio arnese di Orlando, uno che dava del mafioso a Giovanni Falcone e che si è riciclato con i pubblici ministeri alla Torquemada, ma anche qui meglio dell’ectoplasma del Terzo Polo che lei, Alfano, segretario senza il quid, si è fatto imporre nella città capitale della sua terra, la Sicilia.

Per amor della verità il segretario senza il quid ha anche provato ad imporsi, a far vedere che non è solo pieno di senso di responsabilità verso Monti. Lo ha fatto proprio nel posto sbagliato, al momento sbagliato, con il candidato sindaco sbagliato, ovvero Flavio Tosi, l’anti Bossi di Verona. Il suo candidato, tal Castelletti, ha preso nientemeno che l’otto e otto per cento, scusate se è poco, e Tosi è, se non ci sbagliamo, l’unico sindaco di centro importante eletto al primo turno, uno schiaffo alla vecchia Lega e alle vecchie alleanze che si sente il rumore, ma anche uno schiafo ai lustrascarpe di Monti e la dimostrazione che non c’è per fortuna solo l’antipolitica.

Dicono i gossip, che nel Pdl sostituiscono il confronto, che il cav è tutto contento, che come diceva Petrolini non vede l’ora di buttarla di sotto, sempre standole vicino. Io al momento vi butterei tutti e due, lei che il quid non ce l’ha, lui che un tempo l’aveva, poi ha scelto il lato B.

Fonte: Libero di martedì 8 maggio 2012