Alfano morde con la gengiva
di Mauro Mellini
Angelino Alfano, ha fatto una dichiarazione in ordine alle notizie relative alle 28mila pagine di intercettazioni telefoniche compiute per l'indagine napoletana per la «Loggia P4», che, in quanto sembra sia inesistente, è sicuramente segreta. Con questa dichiarazione passerà alla storia come un altro signor di Lapalisse, che prima di morire era vivo.
La dichiarazione ha questo ineccepibile contenuto: si possono fare solo intercettazioni telefoniche lecite.
Quando si abusa di questo potere, le intercettazioni sono abusive, che pertanto non si possono fare.
Alfano è tuttora ministro della Giustizia. Ma, nei giorni scorsi, nominato da Silvio Berlusconi coordinatore del partito, era stato annunziato che lasciava di conseguenza il ministero e si erano fatti nomi di probabili suoi successori.
Qualcuno, particolarmente maligno, sostiene che, non essendosi potuta trovare traccia del partito (P.d.L.) che avrebbe dovuto coordinare, le dimissioni da Via Arenula sono state rinviate in attesa che si provveda a rintracciarlo. Altri, invece, sostengono che, appresi taluni dei nomi degli aspiranti alla sostituzione, si sarebbe levato un coro unanime invocante un ripensamento del Cavaliere ed implorante la sua inamovibilità in quel dicastero.
La dichiarazione di Alfano, sia che debba rappresentare l'ultimo gesto da ministro, sia che, invece, confermi che il suo abbandono è rinviato sine die, non si discosta dalla tradizione italiana delle reazioni di fronte alle malefatte della giustizia. Alfano ha tenuto particolarmente, in apertura della sua dichiarazione giustificarsi col partito dei magistrati: «Le intercettazioni telefoniche si devono fare, sono necessarie per colpire i criminali».
Fatta questa premessa, ha soggiunto che però quelle che violano la privacy delle persone perbene sono un abuso e devono essere vietate, considerate abusive.
Il partito dei magistrati sarà d'accordo (anche se farà finta di no, tanto per non fare una figuraccia con il proprio pubblico). Tanto saranno i magistrati a stabilire quando è necessario accertare se uno è un criminale, se c'è un crimine ed un criminale. Quindi, ogni intercettazione sarà sempre necessaria.
Se non si ritorna almeno al codice di procedura del 1930 (fascista) che stabiliva che il pm esercita l'azione penale (e inizia l'indagine) solo quando gli pervenga nei modi di legge «notizia di reato», abolendo l'obbrobrio del codice del 1989 che consente anche le indagini per andare a cercare eventuali notizie di reato, rendendo totalmente soggettivo il concetto di «necessità» di qualsiasi strumento di indagine, ogni discorso sugli abusi vietati è e resta ridicolo, al pari delle proposte di riforma.
Siamo alla solita solfa di certe «prudenti critiche» del sistema dei pentiti. Un magistrato siciliano processato per «concorso esterno in associazione mafiosa», sulla base, tra l'altro, delle dichiarazioni di alcuni pentiti, assolto alla fine, dopo un decennio e più di tribolazioni giudiziarie, intervistato in televisione, alla domanda su ciò che pensasse dei pentiti rispondeva: «I pentiti devono servire per far condannare i delinquenti mafiosi, non le persone perbene, i magistrati». Già ma quei pentiti lo avevano accusato di essere un delinquente più o meno mafioso_
Insomma, di fronte ad evidenti abusi (che sono abusi dei quali chi li commette dovrebbe pur rispondere) o si riforma il sistema della responsabilità di chi è investito di così delicati poteri, o si riforma la legge che conferisce ai magistrati poteri dei quali è possibile l'abuso.
Alfano sembra invece aderire alla scuola di quelli che vogliono «la botte piena e la moglie ubriaca», in altre parole, la giustizia «a doppio binario»: quello giustizialista e quello garantista, la scuola, per intenderci di cui si proclamava discepolo quel magistrato siciliano, malgrado l'esperienza patita.
Se così stanno le cose, malgrado il clamore giustamente levatosi per le vicende della “P4” e le tonnellate di nastri e di trascrizioni di intercettazioni, cui ha dato luogo non avremo che una riforma «aggetivale», che si risolverà nella aggiunta di qualche aggettivo o di qualche avverbio alle proporzioni di legge delle quali oggi si abusa, perché si abusi anche del nuovo testo.
Oppure si aggiungerà qualche altro «filtro» alle cosiddette richieste di intercettazioni, continuando ad ignorare che una delle prassi illecite più diffuse è quella delle autorizzazioni in bianco di intercettazioni telefoniche. Si commettono probabilmente più reati con le intercettazioni telefoniche di quanti realmente se ne trovino le prove mediante esse. Ma, Alfano «premette».
Malgrado tutto le “riforme condivise” continuano e continueranno ad aumentare il volume e le pagine dei “codici aggiornati” ed a lasciare il tempo che trovano
ItaliaOggi
Numero 153, pag. 4 del 29/6/2011