Una chiappa d'oro e molte schiappe
Nel Palazzo impazza il gossip
di Mario Giordano
Tutti al mare, tutti al mare a mostrare le chiappe chiare? Macché: tutti da Santoro, tutti da Santoro, a cercare Chiappe d’Oro. Chi sarà mai il vip ricattato che nell’alcova transex si è guadagnato l’eroico soprannome? Il ministro del centrodestra? L’importante esponente del centrosinistra? Il giornalista noto al pubblico
Tv? Il trans-quiz è cominciato, proprio come alla fine del TgUno: al posto dei pacchi, però, c’è il pacco. Ma sempre di Affari Tuoi si tratta: il palazzo sembra non avere in testa altro che il piccante gossip. E gli occhi di tutti sono puntati su quel fondoschiena. Non si riesce a parlare d’altro: chiappe d’oro di qui, chiappe d’oro di là. Se avevate avuto l’impressione che la politica fosse una presa per il sedere, bene, in queste ore temo che ne possiate avere la conferma. A posteriori.
Dormi trans-quillo e asciutto, Lines notte assorbe tutto. Nemmeno il mitico ippopotamo dei pannolini ha mai avuto i sederini altrui in testa tanto quanto ce l’hanno oggi gli inquilini dei corridoi romani. E il fatto che l’ippopotamo si chiamasse Pippo non fa che rafforzare l’ardita metafora. Nelle redazioni circolano foglietti con nomi impronunciabili, sul filo del telefono si rincorrono le voci, i siti Internet si spingono a delineare ritratti sempre più malevolmente precisi. Nemmeno Tinto Brass, noto cultore della natica, era mai arrivato a tale ossessione: altro che velinismo, altro che corpo delle donne e glutei alla Yespica. Il vento trans ha travolto i palazzi: nessuno riesce a distogliere lo sguardo da Chiappe d’Oro. Chi sarà? E poi esisterà anche un Chiappa d’Argento?
Di sicuro esistono tante Chiappe di Bronzo. O meglio (ma in fondo è la stessa cosa) Facce di Bronzo. I veri cultori della materia (bronzea) sono naturalmente i leader della sinistra, che dopo aver passato gli ultimi mesi a fare i moralizzatori si trovano un po’ come quei santoni che fanno le crociate contro l’alcol e poi si fanno sorprendere ubriachi in cantina. Sic trans(it) gloria democratica: la Cosa nata alla Bolognina si spegne a Montecazzino senza nemmeno avere ancora risolto il problema di identità politica e nemmeno di identità sessuale. Cercavano un brand, si sono accontentati di Brenda. Volevano andare avanti per gradi e invece si sono ritrovati ad andare avanti per Gradoli. Un triste viado del tramonto, insomma.
«Aho, c’è uno grosso che lo chiamano chiappe d’oro per come je piace», diceva lo spacciatore Gianguarino Cafasso quando andava in giro a cercare di piazzare i video dello scandalo. E ora che il povero Gianguarino ci ha lasciato, travolto da un’overdose e dal mistero, quest’immagine romanesca e pittoresca ci resta come sua immortale eredità. Chi sarà quello “grosso” con le Chiappe d’Oro? E poi perché all’improvviso compare una lettera misteriosa che fa riferimento alla data 29 aprile 1996? Che cos’è successo quel giorno? Quali altre natiche sono spuntate? Il pettegolezzo dilaga. Effetto Repubblica: una volta la stampa si vantava di stare davanti ai fatti. Adesso, invece, è costretta a stare sul didietro.
Ecco cosa succede quando si prende la strada del giornalismo postribolare, con moralismi D’avanzo. Si finisce trans-volti. Una scelta, verrebbe da dire, ancor più che deteriore: posteriore. I trans si lamentano perché il rumore della vicenda ha ridotto il loro giro d’affari. Ma a loro è andata ancora bene. Alla sinistra, per esempio, è andata peggio: il giro d’affari si è paralizzato. Non sanno più che pesci prendere, a parte quelli presi da Marrazzo (citofonare Natalie). Avevano puntato tutto sul pettegolezzo sperando di raccogliere un popo’ di consensi. Ma si sono dovuti accontentare del popo’. Ci volevano prendere per i fondelli e sono lì ad occuparsi dei fondelli loro. E la gente si sa, di questi tempi, non trans-ige: in attesa di sapere di chi sono le chiappe, hanno già capito chi sono le schiappe. Neppure d’oro, per altro.
30/10/2009