Hanno tirato giù di peso dal palco il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini. Hanno preso a cinghiate il segretario generale della Uilm piemontese, Maurizio Peverati. Poi i Cobas sono saliti sul palco del Lingotto,  hanno strappato le bandiere e col microfono in mano hanno urlato che la Fiat dev'essere della Nazione. Isindacati, oggi, hanno preso un bel boomerang in piena faccia. A furia di aizzare, hanno menato pure loro. il segretario generale della Fim Cisl, Giuseppe Farina, nonse l'aspettava: ai primi mugugni è sceso e ha interrotto il comizio. E' stato subissato di "venduto, venduto". Rinaldini, pur suonato e strattonato, ha detto che tuttosommato non è andata male: «È stato un episodio deplorevole, costruito in modo organizzato, che non può in alcun modo oscurare la grande manifestazione che si è svolta oggi a Torino. Soprattutto - ha aggiunto Rinaldini - non può oscurare il suo significato. E cioè la grande unità dei lavoratori di tutti gli stabilimenti Fiat, dal Sud al Nord del Paese». E pensa se non erano uniti.
Secondo i sindacati sono stati 10 mila i lavoratori scesi in piazza. A sfilare in corteo, partito davanti alla porta 5 di Mirafiori, operai di tutti gli stabilimenti italiani. Adaprire la manifestazione è stato lo striscione «Da Nord a Sud la Fiat cresce solo con noi». Tra i primi ad arrivare i lavoratori di Pomigliano, con la maglietta con la scritta «Pomigliano non si tocca», 7-800 persone giunte in treno alla stazione del Lingotto, che hanno scelto di non utilizzare il pullman messo a disposizione daisindacati per raggiungere la palazzina di Corso Agnelli dove si sono presentati in corteo.
Intanto il governo, per bocca di Gasparri, ha fatto sapere che nell'affare Fiat-Chrysler è impegnato affinchè «l'Italia non perda posti di lavoro» e a «difendere l'occupazione e la produzione nel nostro Paese». Gasparri ha dato un giudizio positivo sull'intesa Fiat Chrysler, ma ha aggiunto: «Non vorremmo che la Fiat diventasse un colosso a Detroit e un nano in Italia». Forse gli operai della Fiat, oggi, sono più vicini al governo che al loro sindacato?

Albina Perri