FINI S'E' TRADITO, CHIARISCA O SI DIMETTA

di Vittorio Macioce

C`è sempre un momento in cui cala il sipario, viene giù il trucco, finisce la finzione, l`attore si toglie la maschera e mostra il suo vero volto. E l`ora dellaverità e per Gianfranco Fini è arrivata. Forse serve a fare chiarezza.

E' il 6 novembre. Fini va a Pescara per l`ultima giornata del «premio Borsellino». Sono le dieci e trenta del mattino e lui sta sul palco, come ospite d`onore. Si siede accanto a un vecchio amico, ilprocuratore Nicola Trifuoggi. Per capirsi: quello che ha arrestato Ottaviano Del Turco. Ci sono le telecamere e nessuno dei due sa che i microfoni sono aperti. Si chiacchiera a bassa voce, a braccio.

Ognuno dice quello che davvero pensa. Il clima è amichevole e non abbonda la simpatia per Berlusconi. Fini è tranquillo. E' circondato da magistrati. C`è il gip di Palermo Morosini, il procuratore De Lucia, una vecchia toga come Ferdinando Imposimato, deputato nel Pci e poi senatore per tre legislature. È lì per un premio alla carriera. Qualche poltrona più in là ci sono Don Luigi Merola, Maria Rita Parsi e il giornalista Salvo Sottile.

Quello che sta parlando è un altro pm. Si chiama Antonino Di Matteo e nella requisitoria al «Borsellino ter» sostenne questa tesi: ormai grazie alle rivelazioni del pentito Cancemi sono sufficientemente provati i rapporti tra la mafia e Berlusconi. Quando? Nel periodo della strage di via D`Amelio. A Pescara Di Matteo sta invece parlando di Spatuzza.

E' qui che Fini si gira verso Trifuoggi e commenta: «Le dichiarazioni di Spatuzza? Speriamo che facciano i riscontri con uno scrupolo tale da... perché è una bomba atomica». Sorrisi e ammiccamenti. Finiva a ruota libera. Scherza su Silvio, che confonde la leadership con la monarchia assoluta. «In privato gli ho detto, ricordati che ai sovrani tagliano la testa». Tira in ballo Mancino, vice presidente del Csm, anche lui accusato da Spatuzza.

La giornalista che collabora con il quotidiano Il Centro intanto non spegne i microfoni e registra tutto. Ieri vengono pubblicatii «fuori onda», non tutti, una p arte viene tagliata, per non compromettere troppo il presidente della Camera. E' qui che diventa tutto chiaro. Fini dice in privato cose che in pubblico nega. Finì sa cose che non dovrebbe sapere. La questione Mancino è inedita, perfino per la procura di Palermo. Lo sanno solo a Firenze, che ha sì trasmesso in Sicilia i verbali di «`U tignoso», ma coprendo i nomi dei politici con gli omissis. Come fa Gianfranco a conoscere queste carte, questi verbali? E cos`altro ha saputo?

Omissis.

Di fatto, lui sa e questo spiega il suo «coraggio politico». Spiega certe frasi: «Silvio è morto». Spiega la sua strategia. Ora tutto è più chiaro. Fini da tempo sta giocando un`altra partita. Il Pdl non è più il suo progetto. Fini cerca sponde con Casini eRutelli, fa il simpatico con l`opposizione, dialoga coni poteri forti e aspetta che il «partito dei giudici» inneschi la bomba atomica.

Quello che in pubblico sosteneva la parte del cofondatore del Pdl, poi del grande statista bipartisan e istituzionale, quasi costretto da quelruolo di speaker della Camera a fare l` arbitro tra Berlusconi e gli antib erlusconiani, non ha più nulla da nascondere: Fini è l`uomo dell`Enola Gay, dellabomba atomica giudiziaria, della scissione dell`atomo politico. Finalmente e così sia.

In questi ultimi mesi in molti si sono fatti la stessa domanuà: perché Fini resta al fianco diBerlusconi? Perché sta in un partito di cui non condivide idee e leadership? La risposta ora c`è: i tempi non erano ancora maturi. Mancava il grande boom. E un buon giocatore sa quando è il momento di lasciare il tavolo. Forse Fini non sa giocare a poker. Vale il commento di Berlusconi: «Un errore da principiante».

Non piace questa storia. Facciamo un`ipotesi. Se il presidente della Camera usa informazioni super riservate per rivoluzionare la sua politica e logorare i suoi avversari politici (ormai possiamo dirlo) qualcosa in questa Italia, dove si parla tanto di libertà e democrazia, forse davvero non funzióna. Nessuna accusa solo un piccolo dubbio. E' lo stesso che in queste ore serpeggia nella maggioranza. Diversicolleghi di Fini cominciano a parlare di dimissioni.

E' corretto che l`arbitro di Montecitorio sbirci, per trame un vantaggio politico, tra le carte segrete dei magistrati? Che sport è? Che democrazia è? Qualcuno dirà che questa è la politica. Fini pensa al suo futuro. Ci sta. Ma qualche volta bisogna avere il coraggio della chiarezza.

È meglio buttare subito la maschera. Altrimenti si sta li, mezzo e mezzo, bagnandosi nell`ambiguità, come una quinta colonna, come un`ombra, come uno di cui non ci si può fidare. Si rischia di passare perlanciatori di coltelli, alla schiena. Cambiare partito è lecito, fare il pesce in barile o, peggio, complottare molto meno. Cancella tutto: le idee, le battaglie, i valori, le scorribande fuori porta. Tutto potrebbe essere letto con una sola chiave: l`opportunismo. Ed è un peccato.