Roma, 12 mag (Velino) - Avviare i paesi d’origine dell’immigrazione sulla strada della democrazia per liberarli “dall’indigenza”, un impegno “morale” che le democrazie devono assumersi in vista di un più ampio “progetto di democraticizzazione”, che fonda sul principio, per il quale “solo la concessione della libertà può permettere di mettere a frutto i propri talenti e uscire dall’indigenza ed entrare nello stato del benessere”. Silvio Berlusconi torna a parlare di flussi migratori e di contrasto all’immigrazione clandestina, difendendo l’operato del ministro dell’Interno Roberto Maroni e le scelte fin qui operate dal governo in materia.
Da Sharm el Sheikh, dove ha partecipato al vertice italo-egiziano, il presidente del Consiglio sottolinea la necessità di scegliere un approccio integrato all’immigrazione per aiutare quei paesi che oggi sono “fuori dal benessere”, che “ancora sono nell’indigenza”, traducendo gli aiuti in “opere concrete infrastrutturali” piuttosto che “elargizioni finanziarie”. Un’iniziativa – che potrebbe essere già discussa al prossimo Consiglio europeo, come annunciato da Berlusconi - tanto più urgente se si tiene conto che nei prossimi decenni stime delle Nazioni Unite parlano di un incremento della popolazione mondiale di circa due miliardi.
In tema di contrasto all’immigrazione clandestina, il presidente Berlusconi ha in particolare puntato il dito contro gli arrivi in Italia di barconi carichi di immigrati, quasi mai “fatti occasionali”, ma “il frutto di un’organizzazione criminale”. E ha descritto una realtà, in cui i migranti sono “persone che hanno pagato un biglietto”, e non “persone spinte da una loro speciale situazione all’interno di Paesi dove sarebbero vittime di ingiustizie”, “reclutate dal mondo del lavoro e del non lavoro in maniera scientifica dalle organizzazioni criminali”. Berlusconi difende quindi l’operato del governo e in particolare del titolare del Viminale in materia di respingimenti, chiarendo che Maroni “esegue gli accordi presi direttamente tra me e il leader libico Gheddafi”. “Non credo ci sia nessuno che, avendo i requisiti per chiedere di essere accolto in Italia possa dire di non essere stato accettato – ha proseguito il premier -, Ci sentiamo in dovere di dare accoglienza a chi fugge da una situazione pericolosa per la sua vita e la sua libertà”.
Con Mubarak, il presidente del Consiglio ha discusso di numerosi dossier internazionali, ricevendo direttamente dal rais egiziano l’invito a partecipare al prossimo vertice dei Paesi non allineati, previsto in luglio proprio a Sharm El Sheikh. Questione al centro del colloquio tra i due leader certamente il Medio Oriente, anche in vista dell’incontro che il presidente egiziano avrà alla Casa Bianca con Barack Obama a fine mese. Il presidente del Consiglio ha parlato di una situazione non semplice, confidando però in una “certezza”: “la creazione di uno stato palestinese” con garanzie di “sicurezza” per Israele. Per Berlusconi, infatti, proprio la nascita di uno stato palestinese garantirebbe ad Israele “la sicurezza di non essere messo più in discussione”. Il premier ha quindi ricordato l’iniziativa italiana per una sorta di 'piano Marshall' per i Territori, che prevede sostegno finanziario per la realizzazione di infrastrutture e installazioni produttive. Mubarak, dal canto suo, ha invitato le fazioni palestinesi a unirsi nella formazione di un governo di unità nazionale, e chiesto ad Israele a facilitare gli spostamenti tra la Cisgiordania e la Striscia di Gaza.
(Remo Urbino) 12 mag 2009 17:07