Mimmo Della Corte
Dal Monti Sinai
Il senatore prova
 a dettare le sue leggi
 
di MIMMO DELLA CORTE
 
Il momento-clou sta per arrivare. Mancano, ormai, soltanto poche settimane all’appuntamento con le urne, nel quale “si parrà la” nostra “nobilitate” . Ma soprattutto la nostra voglia e, ancora di più, capacità di sopravvivenza al “merkellismo montiano” e al “vaffa…lismo grillino”.
 
Fra una ventina di giorni, insomma, sapremo se siamo diventati così “italidioti” da affidare il futuro del Paese a due personaggi – un tecnocrate, Monti, per il quale per vivere, bisogna prima morire di fame ed un guitto, Grillo, secondo cui, l’avvenire di questo Paese si può costruire soltanto con programmi da “cafè chantant” – che, mentre ci si avvicina al 24 febbraio, stanno dimostrando sempre più di aver scarsissima dimestichezza con la democrazia, il convivere civile e l’onestà intellettuale. Tant’è che se il primo ha chiesto – per fortuna, senza essere preso in grande considerazione dai diretti interessati – ai partiti di mettere il “silenziatore” a chi lo contesta; il secondo – che può permetterselo perché socio di riferimento della ditta Grillo-Casaleggio, conosciuta come Movimento 5 Stelle – va oltre, offende, anche in maniera triviale e da osteria, ed espelle dal partito-associazione, chiunque mostri scetticismo, di fronte ai suoi diktat. 

 
Detto questo, però, lascio da parte l’ex comico, trasfiguratosi in propalatore triste di bufale politiche, il cui dato elettorale - grande o piccolo che sia, sarà sempre superiore ai suoi meriti ed al livello della proposta che va portando avanti – non avrà alcuna influenza sugli scenari post- elettorali della penisola, per concentrare il mio discorso sull’elemento più pericoloso – governativamente, parlando – della coppia di protagonisti della riedizione, in salsa italiana, di “attenti a quei due”: il “tassator (s)cortese” Mario Monti, che, per altro, da più di un anno, per volontà teutonica ed imposizione quirinalizia, ci sta strappando ogni brandello di pelle, esponendo al pubblico ludribio i nostri poveri osso-buchi. 

 
A dire il vero, per i lettori de “Il Borghese”, la “scelta” di Monti non è stata una gran sorpresa. Era da tempo, infatti, che su queste colonne, il sottoscritto insieme, ovviamente, ad altri colleghi, andavamo ripetendo che l’illustre “bocconianteacher” stava ordendo la tela, ma non da solo, come Penelope in attesa del ritorno dell’eroico marito, bensì in combutta coi Proci: Casini, Fini e Montezemolo, per tornare ad Itaca e prendere il posto di Ulisse nel talamo muliebre e risedersi sul “trono” di capo condomino di palazzo Chigi. Non più, però, come semplice (si fa per dire, naturalmente) premier tecnico (anche perché in questo ruolo è stato un vero fallimento) bensì come presidente del Consiglio eletto. Certo, non è detto che il giochetto gli riesca. Anzi! 
Fatto è che, nonostante lui abbia ceduto l’usufrutto del suo “illustrato” e “riverito” (dai media, dagli amici, dal mondo della finanza e dalle banche, sicuramente non dagli italiani) cognome a tre liste per la Camera (Udc, Fli e lista civica) ed averlo inciso a caratteri cubitali nel logo di una in gara per il senato, il suo ritorno a palazzo Chigi, deve passare necessariamente, non da una sua impossibile vittoria e una sconfitta degli altri, ma da un successo a metà di questi ultimi: maggioranza a Montecitorio e non a Palazzo Madama.
 
Poiché al verificarsi di una simile malaugurata ipotesi il vincitore dovrà necessariamente piatire i voti dei centristi, il cui vero leader Casini, da vecchio dinosauro democristiano, ha già fatto sapere a Bersani – minacciato direttamente, perché dato per favorito -, ma anche al centrodestra, se dovesse trovarsi nelle stesse condizioni, che il loro sostegno al governo sarà possibile solo se a presiederlo – anche a “scelta civica” e centristi sonoramente sconfitti – sarà Monti. Nella democrazia casiniana, insomma, governa chi perde. Altro che rinnovamento e terza repubblica, qui siamo al Monte Sinai della politica. Sulla cui cima, il divino Monti, vorrebbe imporre agli italiani – attraverso il suo profeta Casimosè – le sue “tavole della legge”, ribollenti di lacrime e sangue.
 

La trinity montiana, però, ha fatto i conti senza l’oste ovvero senza gli italiani che sono stanchi di sentirlo magnificare le proprie gesta e ripetere, come un disco rotto, di aver salvato l’Italia dal fallimento e di essere orgoglioso di essere considerato “il più tedesco degli economisti italiani”. Anche perché non sono disposti ad accettarne l’autosottovalutazione dei (demeriti). Lui ha fatto ben di più, è stato “il più teutonico dei premier continentali”. Negli ultimi 14 mesi, ed in verità neanche prima, nessun premier europeo – neanche frau Angela Merkel che, pure, avrebbe avuto tutto il dovere di farlo – ha fatto più di lui per lo sviluppo della Germania. Ai danni, ovviamente, dell’Unione Europea, di cui pure si vanta di essere un acceso sostenitore, ma, ancora di più, dell’Italia. Ed i nostri connazionali lo sanno benissimo, dal momento che tale (in)successo lo stanno pagando sulla propria pelle e con le proprie tasche. E non è il vostro cronista a dirlo, bensì gli indicatori economici congiunturali del nostro Paese, confrontati con quelli tedeschi.
 

L’unica nota positiva di questo frangente a presidenza Monti è il calo dello spread, lui ne mena grande vanto un giorno si e l’altro pure, ma sa bene che con questo risultato, lui c’entra ancora meno di quanto lo sia il cavolo a merenda ed il merito effettivo è del vero “superMario” italiano, Draghi e delle iniziative della Bce da lui presieduta, nella stragrande maggioranza assunte nonostante la contrarietà della BundesBank, mentre lui non ha mai avuto il coraggio di dire “no” alla Merkel e quei pochi successi che può vantare, sono soltanto virtuali e, per di più, tutti pesantissimi per il nostro Paese, vedi ad esempio il caso del salvataggio dell’Euro per il quale l’Italia è quella che sta pagando più di tutti i 27 soci. Il che spiega il perché nonostante l’aumento parossistico delle tasse, i sacrifici e le restrizioni imposti agli italiani, il nostro debito pubblico ha battuto, nell’era dei professori, il proprio record storico, superando di gran lunga i 2.000miliardi, mentre al momento del loro arrivo a novembre 2011 era fermo a poco più di 1900.
 

Di conseguenza, nel frattempo che in Italia la disoccupazione ha quasi raggiunto quota 12 per cento, l’occupazione è calata del 7, la cassa integrazione è cresciuta del 12, ma le domande per accedere al beneficio (si fa per dire, ovviamente,) “integrativo” sono aumentate del 14,49 e quelle per la mobilità sono esplose del 18 rispetto all’anno scorso; in Germania, l’occupazione ha raggiunto il top di sempre: 41,5milioni di occupati con una crescita di ben 400mila unità nel 2012, mentre la disoccupazione affligge soltanto il 5,3 per cento della popolazione. E grazie al differenziale sullo spread (a proposito, forse - anzi, probabilmente – non tutti sanno – anche, perché nessuno gliel’ha detto, altrimenti non avrebbero potuto prendersela con Berlusconi – che non sempre rappresenta un costo in più per il nostro debito, ma una differenza fra i nostri tassi decennali e quelli corrispondenti tedeschi, per cui cresce anche quando il tasso dei nostri resta fermo e quello teutonico cala) la cancelliera teutonica ha pensato bene di aumentarsi lo stipendio, ma da qualche mese – anche con un occhio rivolto alle prossime elezioni tedesche – aveva già aumentato le pensioni dei propri connazionali. 
Tutto questo, mentre il montidracula continua a diminuirle od a ridurne il potere d’acquisto con l’imposizione di nuovi balzelli, tasse ed imposte dirette ed indirette che, pesando su tutti: occupati, disoccupati, cassa integrati, pensionati, esodati, giovani ed anziani, famiglie numerose e no, per conseguenza, innesca il meccanismo perverso che fa calare i consumi, crescere l’inflazione, chiudere le fabbriche, ridurre i livelli occupazionali, esplodere quelli disoccupazionali diffondendo così un pericolosissimo “virus default”, il cui unico risultato è quello di generare la recessione. Non ci voleva molto a rendersene conto e lascia perplessi il fatto che solo oggi se ne sia accorto il Fondo Monetario Internazionale che, dopo aver a lungo taciuto, soltanto qualche settimana addietro, con un rapporto firmato dal proprio capo economista, ha avanzato il dubbio che le politiche restrittive imposte agli stati europei, dalla dueM, Merkel e Monti, abbiano prodotto più danni che benefici. Nell’immediato hanno dato un qualche sollievo ai bilanci contabili, ma, poi, hanno provocato depressione e recessione.
 
Uno stato di crisi, insomma, dal quale non sarà facile uscire. Né per l’Europa che per l’Italia. Anche se, scoperta la propria vena politica, l’ex presidente europeo della prestigiosa, quanto misteriosa, Trilaterale; già componente dello “Steeringcommittee” del Gruppo Bildeberg, number one, anche se soltanto onorario, del club Bruegel di Bruxelles, nonché consulente europeo di Goldman Sachs, al momento del rapporto contro l’Italia che ha prodotto le dimissioni del Governo di Berlusconi, insieme al gatto e la volpe: Casini e Fini e gli associati di riguardo della “scelta civica”: Luca Cordero Montezemolo, e l’ex radicale, oggi finiano, Benedetto Della Vedova, sostengono che è arrivato il momento di cancellare l’Imu (ma non era inamovibile?), abbassare le tasse e dare il via al processo di crescita del Paese.
Giusto, ma come potrà essere compatibile tutto questo con l’aumento dell’Iva (dal 21 al 22 per cento) previsto per luglio ed il profluvio di nuove tasse (Imposta sul valore degli immobili, Tares la nuova tassa sui rifiuti, Tobin Tax, tassa sulle transazioni finanziarie e l’addizionale comunale anche sui redditi bassi) ed aumenti di tariffe (Gas +1,7 per cento, Autostrade +2,91, Acqua +26 euro a famiglia, Poste:. Francobolli +10cent, raccomandate +30cent e canone bancoposta 48euro, Rai 113,5 euro, Aumento dell’imposta su conti e depositi bancari ed il rincaro del 5,9 per cento delle multe) già in programma per il 2013? Personalmente, non sono, come ho già avuto modo di ribadire, un “bocconian teacher” e neanche un semplice maestro di scuola dell’infanzia, ma qualche conoscenza in materia economica ce l’ho anch’io e credo che le due cose (crescita ed aumento di tasse e costi) non siano compatibili. In ogni caso, lascio volentieri “ai posteri l’ardua sentenza”. Sperando, ovviamente, che qualcuno (magari Monti?) me lo spieghi. Inutile aggiungere, però, che ci…conto poco.

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 09 Gennaio 2013 22:30 )