Cultura - Libri

Solo il Mezzogiorno può rilanciare se stesso

 

Solo il Mezzogiorno, può rilanciare se stesso. E’ questa la conclusione cui – attraverso l’analisi di quanto avvenuto in Italia, nei rapporti fra Nord e Sud,  dal 1861 ad oggi, sia nell’immediato post-(mala)unita, che dalla nascita della Repubblica – giunge  Mimmo Della Corte  col suo nuovo libro “Le ricchezze del Sud” edito da Controcorrente, in una sorta di continuità ideale con  “Supersud – quando eravamo primi” , edito dalla Iuppiter e nel quale aveva ripercorso le vicende del Regno delle due Sicilie, dalla nascita fino al 1861. 

 

“Oggi più che mai – scrive l’autore -  il Sud è una splendida, ma soprattutto, incompiuta e contradditoria realtà. Basta, infatti, dare uno sguardo ad alcuni dati economici congiunturali – elaborati da Srm, Movimprese, Istat, ed altre altre fonti ufficiali -  che lo riguardano - ancora di più se letti alla luce dell’estrema difficoltà in cui versa quest’area, della crisi globale in atto,  di quella sorta di invalicabile forca caudina  del patto di stabilità da non sforare, e via via citando - per accorgersi  dell’enorme contraddizione esistente fra quello che appare (un Sud allo sfascio totale) e quello che è (un Sud ricco di potenzialità che però non sa e non riesce a mettere  a frutto)”.  Soprattutto perché è stato sempre costretto a fare i conti con un sistema di potere nemico, lontano ed assolutamente creatore di ulteriori problemi.   

“E questi – scrive sempre Della Corte - sono fatti, non teorie o teoremi. Che piaccia o no, a quei tromboni:  classi digerenti e  “meridionalisti illuminati”, sempre pronti a scagliarsi contro il Sud ed a colpevolizzarlo per la condizione in cui continua ad essere ristretto, assolvendo, di contro, il Governo – anzi, no i Governi – centrale da ogni responsabilità per il permanere irrisolta sul tappeto, dell’atavica, e sempre più grave, “questione meridionale”.

 

Da tale considerazione “da meridionale, per nascita, e meridionalista – anzi, no, da “sudista”, orgoglioso di esserlo, nonostante il significato decisamente dispregiativo che i signori di cui sopra, tentano di attribuire a questo termine -,  per scelta”,  si chiede se è giusto  per il Mezzogiorno restare ancorato ad un Paese che:

 

1) a 154 anni dall’unità continua  a mostrare così scarso rispetto nei suoi confronti, considerandolo la palla al piede che ne condiziona e  rallenta lo sviluppo? 

2) Lo usa come una sorta di bancomat da cui prelevare le risorse da investire altrove? 

3) Che continua prenderlo in giro e, dopo avergli sottratto,  tra taglio al cofinanziamento europeo e fondi per gli asili nido, ben 9,5mld, annuncia l’intenzione d’investire 9mld nel Sud? 

4) Continua a fingere di non rendersi conto che le misure fiscali e non, assunte per combattere la crisi, continuano a ricadere sul Sud in maniera più pesante che non sul Centronord ed allungano ulteriormente le distanze fra le due macroaree? 

5) Che festeggia enfaticamente la goccia di nuove assunzioni  sfociate nel fiume dei livelli occupazionali in Italia  e finge di non accorgersi della cascata  di posti perduti  precipitata nell’oceano disoccupazionale meridionale? 

6) Che lo considera una sorta di terra di conquista (vedi Salvini) per guadagnarsi un bel gruzzolo di voti pescando consensi in fasce di opposizione, mentre i suoi alleati sono afflitti da una scialba politica politicante?

7) Può ancora accettare senza fiatare che, in conseguenza di questo comportamento e per il fatto che sul suo territorio è possibile fare di tutto, ma anche il suo contrario ed addirittura continuare a non far alcunché, senza valorizzarne alcuna peculiarità, ormai, in pieno 2015, continui ad essere soltanto una splendida incompiuta ed un’area  a sviluppo limitato? 

 

E risponde che, purtroppo, personalmente è convinto di no. Poi sottolinea, cosa, a suo parere, occorra al Mezzogiorno per crescere: un sistema infrastrutturale degno di tal nome;  un’ipotesi progettuale che indichi quale futuro e quale modello di sviluppo s’intende realizzare e quale volto dargli: industriale, turistico, commerciale, punto logistico e di snodo verso il Mediterraneo; semplice mercato di vendita di prodotti provenienti da altre zone del Paese, piuttosto che area d’interscambio che, a fronte di prodotti acquistati al di fuori dei propri confini, offra servizi e beni di sua esclusiva pertinenza: mare, turismo, cultura, ambiente, archeologia, agricoltura ed agroalimentare) e, quindi, quali devono essere le infrastrutture da realizzare ed, infine, indirizzi e linee operative da seguire per ottenere quest’obiettivo; promuovere e sostenere i consumi delle eccellenze del Sud, al fine di cancellare l’enorme squilibrio nella bilancia commerciale interna; una banca d’investimenti che prenda il posto del vecchio Banco di Napoli e, guardando alle famiglie ed alle imprese territoriali, collabori allo sviluppo dell’economia meridionale; una fiscalità di compensazione;  di trasformare cassa integrazione e degrado del territorio da problemi a risorse; rafforzare la portualità meridionale, rafforzandone il sistema trasportistico retrostante e istituendo nelle aree vicino ai porti delle zone a fiscalità  agevolata, per fare del Sud la base logistica dei traffici nel Mediterraneo. Ed insieme a queste tantissime altre proposte che sarebbe troppo lungo spiegare qui, anche perché, per ognuna di esse, Della Corte,  spiega motivazioni e benefici.

 

Ma soprattutto, sottolinea l’autore, è tempo che gli uomini del Sud  la smettano di piangersi addosso, capiscano che la condizione in cui sono costretti a vivere, non è colpa di un destino cinico e baro che li ha condannati alla perdizione e che li perseguita, aspettando il momento di precipitarli all’inferno, bensì è conseguenza delle scelte  di chi, pur avendogli promesso il Paradiso, li ha rinchiusi in una sorta di purgatorio senza prospettive e futuro, ma anche della loro complicità che ne hanno accettato tutte le scelte, adeguandovisi,  dando ascolto alle tante, troppe, Cassandre che annunciavano, ed ancora annunciano, sventure e cataclismi per il Sud, qualora, stanco di questa situazione, trovasse il coraggio di dire basta,  aprire gli occhi e rendersi conto che, checché ne   pensino e vogliano far credere questi signori, il Mezzogiorno ha le carte in regola e le capacità adeguate a  poter fare da solo e costruirsi un futuro degno del suo passato, senza aver bisogno della carità pelosa di chicchessia. Purché la sua gente sappia riscoprire la propria dignità e la propria forza che meritano ben altra considerazione e rispetto di quelli che gli vengono riconosciuti adesso da quanti, pur di difendere i propri privilegi, non si fanno alcuno scrupolo nel denigrarli. Un  Sud, unito per la propria libertà ed il lavoro e capace di rialzare la testa e ritrovare  la propria  autonomia,  energetica, decisionale, bancaria ed assicurativa, non solo può farcela, ma può tornare ad essere l’area leader ed il volano di sviluppo dell’intero bacino del Mediterraneo. Ma dobbiamo essere, anzitutto, noi meridionali a crederci, a volerlo e ad impegnarci perché ciò si avveri.  

 

Ed è, per dimostrare ai lettori che non si tratta  di sogni, ma di reali e solide realtà, sulle quali è giusto ed opportuno puntare, il libro si chiude con  un viaggio attraverso le ricchezze che le 5 regioni del Sud, possono mettere in campo ed al servizio del proprio sviluppo. Senza alcun bisogno d’interventi esterni. Il Sud, per crescere, insomma, avverte Mimmo Della Corte, “non ha bisogno di risorse da spendere “tanto per…”, ma di un sogno vero,  concreto e, soprattutto, possibile, che faccia leva sulle sue potenzialità, sul quale investire le proprie risorse”.