Brunet parla ai Francesi, ma possono capirlo anche gli Italiani

di Nuccio Carrara 

“Etre de droite: un tabou français”, questo il titolo dell’edizione francese del libro di Eric Brunet pubblicato in Italia per i tipi di Castelvecchi editore, a cura di Angelo Mellone col nuovo titolo: “Il tabù della destra” ; sottotitolo: “La Francia ha Sarkozy e l’Italia?”.
Un libro scritto per i Francesi, ma che presenta parecchi spunti di riflessione anche per gli Italiani.

Brunet è un giornalista di successo ed uno dei volti più noti di France 3. Non ha mai militato in alcun partito, ma confessa di “avere semplicemente il cuore a destra”. Per lui la destra “deve riconciliarsi con la cultura” e non deve avere complessi. E’ “da stupidi”, infatti, pensare che l’intellettuale “non possa non essere di sinistra”, che un uomo di sinistra sia “per principio disinteressato” e che un uomo di destra debba necessariamente “intrattenere una colpevole relazione col denaro”. Essere di destra non è una malattia di cui vergognarsi perché “la destra è bella, generosa, umanista, libera e ribelle”.

Secondo Brunet “in Francia è difficile essere di destra. E dirlo è  ancora più difficile”, anche “dopo dodici anni di chirachismo”. I media sono invasi dalla sinistra: nove giornalisti su dieci sono di sinistra, questi sono maggioranza anche nelle testate di destra e per di più sono pure i più pagati.
Ma anche la cultura, l’arte, l’insegnamento, la funzione pubblica sono sotto il controllo della sinistra. Sessanta insegnanti su cento sono di sinistra e su ottocento ispettori del lavoro solo uno è di destra. I lunghi governi di destra non hanno neppure scalfito questa forma di egemonia capillare che viene messa in discussione quella sola volta in cui la gente comune può esercitare la sua sovranità: il giorno delle elezioni.

Il male viene da lontano: la Francia di oggi nasce dalla resistenza al collaborazionismo di Vichy, come l’Italia di oggi dalla resistenza al Fascismo. E In tempi più recenti i due paesi hanno subito il fascino del ’68 ed entrambi hanno ereditato i disastri di quella che fu in realtà una “rivoluzione da operetta” che, però, costituisce ancora una sorta di età dell’oro per i fautori del “politicamente corretto”.
La destra nel frattempo ha solo subìto, lasciato fare, interiorizzando una sorta di complesso di inferiorità che ha persino impedito ai suoi governi, puntualmente imbrigliati da “freni sindacali e culturali allucinanti”, di sviluppare una vera politica di destra.  Ecco quindi che essere di destra non è facile, anzi complica la vita e talvolta, per camuffarsi, si ricorre a comportamenti inverosimili. Paradossale ma illuminante la vicenda di quel professore di matematica che si era permesso di confessare, in privato, ad un suo collega, di non condividere i metodi didattici del suo Liceo ultra-politicizzato ed insensibile alla pluralità delle opinioni.

Non l’avesse mai fatto, improvvisamente viene letteralmente assalito dal sindacato scolastico che invita a “reagire alla politicizzazione di destra” messa in atto dal docente “sarkozista”. Qualcuno gli consiglia di fare autocritica e la fa, si iscrive pure all’unico sindacato della scuola e poco a poco ritorna a vivere normalmente. O quasi. Perché di giorno partecipa alle grandi manifestazioni contro la riforma scolastica del governo gridando slogan contro Chirac ed il ministro della Pubblica Istruzione mentre la notte va ad attaccare i manifesti elettorali dell’Ump che difendono quella stessa riforma che egli naturalmente condivide. Bisogna pur vivere in pace con i colleghi e con la propria coscienza.

Si potrebbe dire che in Francia (ma solo in Francia?) la sinistra fa di te ciò che vuole che tu sia. E’ stato così anche per Jean Anouilh, commediografo di grande successo fino a quando qualcuno, improvvisamente, “scopre” il suo passato di “antisemita” e “collaborazionista”. In realtà Anouilh non si è mai interessato di politica e addirittura ha salvato una ebrea russa ospitandola nella sua casa di Parigi durante gli anni della persecuzione nazista.

Ma la sinistra non può tollerare che nel 1945, giovane autore già affermato, abbia avuto l’ardire di firmare (con altri ben più famosi di lui) una petizione per strappare alla condanna a morte lo scrittore collaborazionista Robert Brasillach, che neppure conosceva. “Non si uccide un uomo per quello che scrive”, sosteneva Anouilh. Per la sinistra evidentemente sì. Si poteva e si può uccidere un intellettuale non gradito.

Emblematico anche il caso del prof. Jean_Louis Caccomo, figlio di un minatore siciliano che, da professore incaricato, aspira a diventare professore universitario di primo livello. E’ un economista di fama internazionale, ma non ha nessuna speranza di vincere un concorso per la cattedra di Scienze Economiche gestito da una commissione esaminatrice composta da professori universitari francesi: non è un economista marxista né statalista. La speranza si affaccia nel 2004 quando a presiedere la commissione del concorso viene chiamato (attraverso il meccanismo della turnazione obbligatoria) un professore “non allineato” al quale la presidenza spetta di diritto. Ma dura poco.

Puntualmente scatta la “vigilanza repubblicana”con una campagna denigratoria contro il Presidente, i professori che questi ha chiamato a far parte della commissione e gli stessi candidati ritenuti non organici all’area marxista o keinesiana. Alla fine il prof. Caccomo, viene “sacrificato” nonostante i suoi indubbi meriti. Con lui, in fondo alla graduatoria, si ritrovano tutti i candidati colpevoli d’essere “liberali”. E’ sempre meglio evitare di mettersi contro il mondo accademico “ortodosso”.

Si potrebbe continuare con gli esempi, che sono tanti nel libro di Brunet, ma la morale che se ne ricava è sempre la stessa: la sinistra spadroneggia nelle scuole, nelle università, nei media, nella pubblica amministrazione e per i poveri mortali che non vogliono avere rogne è meglio mantenere “il profilo basso”. E’ vero che la destra è nei cuori della maggioranza dei Francesi, ma non riesce a scrollarsi di dosso “i complessi che la sinistra le ha messo in testa” finendo spesso per fare il gioco degli avversari.  
Naturalmente Brunet parla ai Francesi, ma possono capirlo anche gli Italiani.

Nuccio Carrara