Cultura - Libri

Fu vera evoluzione?

di Nuccio Carrara

Il 2009 è stato l'anno della doppia ricorrenza darwiniana: duecento anni dalla nascita dello scienziato (1809-1882) e centocinquanta dalla pubblicazione della sua opera principale L'origine delle specie (1859).

Tra convegni, pubblicazioni e celebrazioni varie, una manifestazione in particolare ha suscitato scalpore: la conferenza organizzata nella sede del CNR dal vice presidente Roberto De Mattei. Non poteva essere altrimenti perchè relatori di diverse nazionalità ed esperti in discipline diverse, hanno praticamente cantato il de profundis alla teoria evoluzionsta del "festeggiato" Darwin. Immaginatevi le reazioni degli scienziati allineati e "corretti".  Successivamente, dagli atti del convegno è stato tratto un libro: Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi, a cura di Roberto De Mattei, edito da Cantagalli (2009). La polemica è riesplosa puntualmente.

Particolarmente furente ed impietoso Piergiorgio Odifreddi, matematico "impertinente" e ateo "militante" a vocazione "fondamentelista", nonchè autore di un libro dal titolo significativo e dal sapore evangelico: In principio era Darwin (Longanesi, 2009). In un articolo su Repubblica del 22 dicembre 2009, definisce "esperienza sconcertante" leggere gli atti del convegno che in buona sostanza sono da bollare come una "summa della disinformazione più grossolana e presuntuosa su Darwin". 

 A suo autorevole parere De Mattei non merita la carica di vice presidente del CNR perchè personaggio "sorprendentemente fuori luogo". E' un cattolico attivo ed un creazionista convinto. La sua nomina (2004) e la sua riconferma (2008) - volute entrambe da Berlusconi - non possono che essere "riusciti tentativi di infiltrazione fondamentalista e antiscientista dell'Ente".

Tutt'altra musica per il presidente del CNR, il fisico Luciano Maiano. Questi sì - nominato da Prodi - degno (eccome!) del suo posto. Ottimo ateo! Come non riconoscergli i meriti:  "aveva firmato l'appello dei 67 professori della Sapienza contro la presenza del Papa all'inaugurazione dell'anno accademico in protesta per le posizioni su Galileo espresse da Joseph Ratzinger in una precedente visita da cardinale". Come dire: fulgido esempio di democrazia e di tolleranza. Andava premiato.

Sulla stessa falsariga il fior fiore del pensiero scientifico nazionale: da Ferraguti a Pievani a Boncinelli ed altri. Tutti professori altamente titolati. Non mancano neppure gli stranieri tra cui merita una menzione il professore del Dipartimento di Ecologia e Evoluzione all'Università di Chicago che, in una lettera accorata, rimprovera al presidente Maiani di aver "non solo finanziato, ma anche promosso un libro creazionista". Ciò lo ha gettato nello "sconforto" perchè la pubblicazione andava rifiutata. E non si parli di censura, "Io chiamo questo rifiuto 'buona coscienza'". Gli sfugge che è proprio la "buona coscienza" la madre di tutti i fanatismi, a prescindere dal Verbo al quale ci si ispira.

Tanta furia da parte della ortodossia scientifica si era vista solo in occasione della pubblicazione di un altro libro che ha suscitato molto scalpore: Dopo Darwin. Critica all'evoluzionismo, di Giuseppe Sermonti e Roberto Fondi (Rusconi, 1980). Sembra di capire che chi tocca l'evoluzionismo muore o, quantomeno, si scotta. Del resto negarlo o metterlo in discussione significa confutare tutta la cultura progressista che, grazie a Darwin, ha cercato di dare basi "scientifiche" alla teoria del Progresso in tutte le sue declinazioni. Non a caso Engels fu uno dei primi simpatizzanti di Darwin e percepì la portata "rivoluzionaria" della sua opera assimilandolo a Marx: "Come Darwin ha scoperto la legge dello sviluppo della natura organica, così Marx ha scoperto la legge di sviluppo della storia umana".

Si dà il caso, però, che Darwin fosse un borghese riflessivo e, senza troppo montarsi la testa, aveva candidamente riconosciuto che "se potesse essere dimostrato che è esistito un qualunque organo complesso che non è possibile si sia formato attraverso una serie di numerose, successive, piccole modificazioni, la mia teoria cadrebbe assolutamente a pezzi". E va davvero in pezzi a giudicare dal risultato che viene fuori dal contributo multidisciplinare degli studiosi-relatori che hanno collaborato alla stesura del libro: non c'è traccia di un processo evolutivo (attraverso modificazioni numerose e successive, piccole o grandi che siano) che proceda dalla materia non vivente, oppure, come vorrebbe Darwin, "da una singola forma primordiale nella quale la vita è stata per la prima volta infusa". Nessuna evoluzione, quindi, in modo spontaneo e casuale, verso forme di vita sempre più complesse.

Naturalmente il tutto viene supportato con gli esiti delle ricerche scientifiche più recenti. Da un punto di vista genetico, ad esempio, non sono possibili "salti" da una specie all'altra e gli stessi sarebbero incompatibili con la contestuale asserzione di un processo lento e graduale per piccoli passi. Gli studi paleontologici, geologici e gli esperimenti condotti dalla nuova sedimentologia, mettono in crisi i metodi, sin qui seguiti, di datazione dei fossili. Grazie anche ad ulteriori esperimenti condotti in campo fisico e chimico vien fuori una nuova cronologia geologica incompatibile - per i suoi spazi temporali decisamente più brevi - con i tempi di evoluzione delle specie "calcolati" dagli evoluzionisti e che gli stessi vorrebbero lunghissimi.

Ed ecco che i dinosauri appaiono contemporanei dell'uomo e non più estinti 60 milioni di anni fa. Una nuova luce viene così proiettata su alcuni reperti archeologici che, in diverse parti del modo, vedono raffigurati degli animali del tutto simili ai dinosauri: dalla parete del Gran Canyon in Arizona, al tempio di Phrom in Cambogia (1200 d.C), ad un mosaico pavimentale vecchio di 1700 anni in Israele e così via.

Le leggi della termodinamica, inoltre, attestando che l'entropia biologica non sta diminuendo nè può diminuire, escludono qualsiasi forma di evoluzione degli organismi viventi. Del resto, "nonostante siano sati descritti più di 1,3 milioni di animali... nessun organo parziale è stato osservato. Nessun organismo in natura mostra segni di essere in evoluzione verso una complessità" (pag. 175).

Ed ancora, non può esserci vita senza informazione. Le trasformazioni osservate da Darwin in alcune specie, sono il risultato dell'adattamento ambientale impropriamente chiamato microevoluzione. Sono ben altro che la prova di un processo evolutivo. Sono piuttosto "la conseguenza della ricombinazione e della riduzione della informazione genetica... un processo che conduce nella direzione opposta" (pag. 202).

Infine, colpisce - forse perchè di più facile comprensione per il lettore comune - la parte dedicata a "l'impatto negativo dell'ipotesi evoluzionista sulla ricerca scientifica: una valutazione retrospettiva". Vi si parla, in particolare, dei cosiddetti organi vestigiali, quelli per intenderci che sono presenti nell'uomo ma non gli sarebbero di alcuna utilità. Almeno, così si è creduto fino a poco tempo fa ed ancora oggi qualcuno si ostina a crederlo. C'è anche chi si è convinto di averne rintracciati 180 nell'uomo. In realtà, oggi si sa con certezza che organi "vestigiali" come l'appendice e le tonsille, lungi dal costituire tracce in via di estinzione del processo evolutivo, "perfettamente inutili" agli occhi del Maestro, hanno, invece, specifiche funzioni riguardo alle difese immunitarie dell'organismo umano. Capirlo prima avrebbe comportato un considerevole risparmio di interventi chirurgici dannosi ed alcune migliaia di morti in meno, frutto di un pregiudizio più ideologico che scientifico che ha ritardato la ricerca indirizzandola su una strada sbagliata.

Interessanti anche le analisi a carattere filosofico, anche se prive di novità sostanziali dal momento che, sotto questo profilo, la teoria evoluzionistica è stata più volte puntualmente messa in discussione. D'altra parte, basterebbero le parole di San Tommaso a chiudere l'argomento: "Le cose perfette precedono naturalmente le cose imperfette, come l'atto precede la potenza". Sedici secoli prima di lui c'era arrivato Aristotele a dimostrazione del fatto che l'intelligenza col tempo non si evolve, ma spesso si ecclissa.

3 febbraio 2010