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Mentre il sistema finanziario internazionale è scosso dalle basi, la crisi dell'euro sta spaventando il mondo intero e mette in ginocchio le economie reali di vaste zone dell’Europa.

Il debito continua ad aumentare, come pure i deficit che hanno raggiunto un valore molto alto. Le contraddittorie stime degli esperti si sommano all'impotenza dei politici. Nessuno ha ricette pronte e tutti navigano a vista.

Siamo forse giunti alla fine del sistema del denaro?

L'usura sta minacciando fortemente la nostra realtà quotidiana. Sotto accusa sono i metodi con cui i mercati finanziari e le banche operano: acquistano grandi quantità di azioni e obbligazioni degli Stati indebitati, si impadroniscono dei loro averi a titolo di interessi su un debito consistente in una montagna di denaro virtuale che non potrà mai essere rimborsato.

Ma l'indebitamento è come la crescita materiale: né l'uno né l'altra possono prolungarsi all'infinito, il rischio concreto e attuale è che il sistema del denaro perisca attraverso il denaro medesimo.

Non è certamente limitandosi a "indignarsi" che cambieranno le cose. Lo sdegno che non sfocia nell'azione è una comoda maniera di sentirsi a posto con la coscienza.

Solo l'intervento risoluto dei ceti popolari può dare al risentimento suscitato dalle pratiche della Forma-Capitale, o semplicemente al malcontento antibancario, una base sociale concreta in grado di invertire la rotta verso un modello comunitario di economia.

CITAZIONI:

Il modo in cui i dirigenti hanno unanimemente condannato il protezionismo e affermato che la mondializzazione doveva proseguire ad ogni costo, dimostra che essi non hanno alcuna consapevolezza del carattere sistemico di questa crisi, che segna anche il fallimento del progetto del “nuovo ordine mondiale” formulato negli anni novanta. (pag. 33-34)

In definitiva, quella che oggi conosciamo è una crisi non soltanto finanziaria e bancaria, e nemmeno semplicemente economica, ma anche sistemica del regime di accumulazione, tipico dell’attuale fase del capitalismo, che segna ugualmente il punto culminante di quella che si potrebbe definire da un punto di vista filosofico-storico la “dialettica dell’avere”. (pag. 34)

La crisi attuale non è un incidente di percorso: Non è una crisi tra le altre già sopravvenute nella storia del capitalismo, ma una crisi sistemica del regime di accumulazione e di sovraccumulazione, ossia del capitalismo stesso, di un capitalismo che domina non più soltanto formalmente, ma realmente la società globale. (p. 37)

L’articolo di fede oggi dominante è che il capitalismo è destinato alla vita eterna. Anche se non si può giudicare sulla base delle impazienze individuali, la verità è che la “demonia dell’avere”, l’economia politica del solo profitto, anche se cerca di eternare il suo percorso, alla fine non sfuggirà al suo destino. (p. 37)

“… si ha piena ragione, se si detesta la pratica dell’usura, dato che i guadagni ricavati provengono dal denaro stesso e non da ciò per cui il denaro è stato inventato: Perché esso fu introdotto in vista dello scambio, mentre l’interesse lo fa crescere sempre di più (…). L’interesse è moneta nata da moneta, sicché questa è, tra le forme di guadagno, la più contraria alla natura” (Aristotele, Politica, cit. a pag. 64)

Chi critica il capitalismo approvando l'immigrazione, di cui la classe operaia è la prima vittima, farebbe meglio a tacere. Chi critica l'immigrazione restando muto sul capitalismo, dovrebbe fare altrettanto. (pag. 121)

…essere rivoluzionari non significa cullarsi romanticamente o nostalgicamente in ricordi di barricate e di insurrezioni armate, ma alimentare in sé una disposizione di spirito che sia totalmente estranea a quanto oggi trionfa nel mondo dell’inautentico e dell’alienazione e si metta alla prova in tal senso. (pag. 170-171)

L’ignominia economica generalizzata, fondata sul monoteismo del mercato e sulla religione dell’illimitato, l’ideale della crescita infinita e il rinchiudersi consumatorio nella società dello spettacolo, la legittimazione dell’inautentico e l’impoverimento dell’immaginario simbolico, l’illusionismo di massa come modalità di organizzazione delle solitudini, e tutto questo, che sfocia nella colonizzazione dell’essere da parte dell’imperialismo dell’avere e del sembrare, è esattamente il nichilismo, perdita totale, derelizione assoluta. (pag. 156)

La destra è diventata liberale, dimenticando che all'origine della sua rovina c'è il liberalismo dei Lumi. Ai suoi margini sopravvive a se stessa con i suoi slogan obsoleti, le sue nostalgie superate (...) E' ormai cieca e sorda a ciò che le accade davanti agli occhi. Si sfibra in sterili agitazioni, commettendo perpetuamente gli stessi errori e diventando la caricatura di se stessa. (pag. 160)

 

La sinistra è stata sempre afflitta da quattro grandi tare: 1. l'universalismo politico, molto diverso dal concreto internazionalismo;  2. l'assenza di un'antropologia realistica (è l'errore sulla natura umana…);  3. la credenza nel 'progresso' (che fa considerare 'arcaici' molti tratti di società, che  hanno storicamente limitato l'influenza del capitale); 4. un costante moralismo (un cristianesimo secolarizzato), tendente al dolorismo di principio e all'esaltazione della debolezza.

A ciò si aggiunga l'incapacità, sempre sotto l'influenza della filosofia dei Lumi, di analizzare la modernità come progressiva ascesa dei valori borghesi che hanno generato il capitalismo…" (pag. 160-161)

 

 Alcune persone sono convinte che la cosa più importante sia sapere "da dove si viene" o "da dove si parla": sono quelle che, quando una casa brucia, ritengono sia più urgente chiedere prima i documenti a coloro che vengono a spegnere il fuoco. Io la penso esattamente al contrario: i nemici dei miei nemici non sono necessariamente miei amici, ma sono necessariamente degli alleati. Com'è noto, non sono castrista, ma sono sempre con Castro nella sua lotta contro l'imperialismo americano. Com'è noto, non sono cristiano, ma sosterrò sempre i cristiani ogni volta che lotteranno contro il potere del denaro. Chi ragiona diversamente, non ha il senso delle priorità né quello delle poste in gioco. A meno che non sia semplicemente un complice. (p. 172 - Postfazione) 

 Nell'immediato, non è vietato soffiare sulle braci per fare crescere la fiamma. (p. 172 - Postfazione)