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Serge Latouche. L'invenzione dell'economia, Bollati Boringhieri

il contenuto 
 Dall’autore del Breve trattato sulla decrescita serena, ecco un saggio di interrogazione radicale sul terreno di una delle «invenzioni» cruciali della modernità.
Come si è formato il nostro «immaginario economico », la nostra visione economica del mondo? Perché oggi vediamo il mondo attraverso i prismi dell’utilità, del lavoro, della concorrenza, della crescita illimitata? Che cosa ha portato l’Occidente a inventare il valore produttività, il valore denaro, il valore competizione, e a costruire un mondo in cui nulla ha più valore, e tutto ha un prezzo?


Serge Latouche ritorna qui alle origini di questa economia che i primi economisti definivano la “scienza sinistra”, e articolando la sua argomentazione in prospettiva storico-filosofica, mostra come si è plasmata la nostra ossessione utilitarista e quantitativa, e ci permette così non solo di gettare uno sguardo nuovo sul nostro mondo, ma soprattutto di affrontarne la sfida sul piano di valori davvero fondamentali come libertà, giustizia, equità. 
 
  l'autore 
 Serge Latouche, professore emerito di scienze economiche all’Università di Paris-Sud, è specialista dei rapporti economici e culturali Nord-Sud e dell’epistemologia delle scienze sociali

citazioni

- Anche un bambino di cinque anni può capire facilmente che una crescita infinita è incompatibile con un pianeta finito. Soltanto una fede tenace e irrazionale nel progresso può spiegare il fatto che gli economisti e i loro adepti continuino a non capirlo. (p. IX)

- Noi rifutiamo l'idea di una essenza odi una sostanza, in altre parole di un universale "economia". L'economia è, in quanto tale, una costruzione culturale e storica. (p. XIV)

- L'economista inventa l'economia allo stesso modo che l'economia inventa l'economista. (p. 6)

- L'unico senso è fare sempre più denaro, o fare denaro col denaro, senza limiti. E' quello che viene proposto a tutti e che pochi possono realizzare, senza comunque che venga colmata l'anima né dei pochi né dei molti. Forse la cosa aiuta i vincenti a dimenticare la morte, anche se la morte di milioni di perdenti sta lì a ricordare a ogni momento la vanità dell'operazione. (p. 222)

 

 
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L’ABC dell’Economia” (Bollati Boringhieri, ristampa 2009), contiene i principali scritti di economia (realizzati nel corso degli anni trenta) di Ezra Pound, poeta americano che si dedicò con passione alla comprensione profonda dei mali della società. Grazie all’influenza di autori eretici come gli economisti Silvio Gesell e Clifford H. Douglas, Pound sentì di essersi avvicinato al problema che da anni cercava di comprendere.

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Evola spinse la destra a "cavalcare la tigre"

di Marcello Veneziani
 
aiuto Non so cosa avrà capito il ladro che mi rubò la Mini Minor e si trovò sul sedile una copia, tutta sottolineata e chiosata, di Cavalcare la tigre di Julius Evola. La sua perdita mi fece soffrire quasi più dell’auto rubata. Avevo vent’anni e consideravo quel libro una specie di manuale pratico di filosofia di vita, un codice d’onore in epoca disonorata, un galateo indispensabile per un Vero Signore, ma non nel senso alto borghese in cui ne scrisse Giovanni Ansaldo o, peggio, delle buone maniere prescritte dalle donne Letizia dei rotocalchi. Il Signore evoliano era «l’uomo differenziato», fiero di distinguersi dalla massa. La sua era un’opera da asceta in campo, come uno Zarathustra disceso dai monti in piena epoca nichilista.

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Partigiani come terroristi

Il seguito del "Sangue dei vinti" racconta la storia dei non fascisti uccisi senza motivo.

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Gli scritti teorici di un romanziere fantasy

di Gianfranco de Turris

Alcuni grandi scrittori dell’Immaginario hanno avuto la sfortuna di essere passati sotto il setaccio della cosiddetta critica «impegnata» che li ha distorti a suo uso e consumo. Eppure, bastava leggere le loro opere teoriche, vale a dire quei testi saggistici in cui veniva esposta la loro «poetica». Ad esempio Danza macabra di Stephen King, In difesa di Dagon di H.P. Lovecraft, Sulle fiabe di J.R.R. Tolkien. Ma nessuno vi fa mai riferimento per pigrizia, ignoranza o malafede.

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