A che punto è la realtà? (Riflessioni da mettere in valigia)
 
di Valerio Lo Monaco
 
È tempo di fare un bilancio generale, e fissare in mente alcuni punti di massima. Aiuta a ripristinare un principio di realtà sulle cose che contano soprattutto in questo periodo in cui si è sommersi, più del solito, dalle varie junk news con i quali i nostri media riempiono le pagine estive tra calciomercato, telefonini craccabili e spiagge blu.

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Possono schiacciare la Grecia. Non possono manipolare la realtà.
 
di Marcello Foa
 
Per una volta consentitemelo: la previsione formulata la sera del referendum (“ora vedrete cos’è davvero l’Europa“) ha trovato drammatica conferma. L’establishment europeo – e soprattutto quello tedesco – ha voluto umiliare il popolo greco per aver osato, legittimamente, opporsi alle regole dell’austerità in Europa che si traducono in un dominio ingiusto della stessa Germania. Sono logiche imperiali, del colonizzatore sul colonizzato, che perlomeno spazzano via la retorica della fratellanza europea, della solidarietà fra i popoli, dell’Unione costruita nell’interesse delle giovani generazioni.

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L’Europa ha un nemico: gli Stati Uniti d’America 

 
di Michele Rallo
 
Quando è nato l’imperialismo americano? Gli storici sono concordi nell’indicare una data: il 1823, quando l’allora Presidente degli Stati Uniti d’America, James Monroe, affermò solennemente la “dottrina” che da lui prese il nome. In verità, la cosiddetta Dottrina di Monroe fu di fatto un documento di politica estera – dal sapore chiaramente intimidatorio – diretto ai governi europei, diffidati dall’ingerire nelle questioni delle Americhe (del Nord e del Sud); questioni che il governo di Washington pretendeva essere di propria esclusiva competenza.

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Immigrazione legale, lo ordina Rothschild

 
di Maurizio Blondet 
 
Quello qui sopra è il titolo che è apparso su Libération, ed è la soluzione che il giornale francese – posseduto dalla famiglia Rothschild – propone traendo spunto dalla nota «tragedia del Mediterraneo». Interessante coincidenza, anche il New York Times si china, dall’altra parte dell’oceano, sul destino dei poveri morti negri. Sparge e una lacrima, e poi si domanda: Who is to blame?, di chi è la colpa? E si risponde: «I politici europei puntano il dito sui trafficanti e pongono l’accento sulla soluzione militare; ma ciò che spinge gli immigranti nelle braccia dei criminali è proprio le politiche dell’Unione Europea, che tratta l’immigrazione non come una necessità umana ma come una questione penale da reprimere… da 30 anni stanno costruendo la fortezza europea».

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L’ultima intervista: “Cari giovani, vi ho trasmesso un fuoco sacro”

Lei ha evocato il suo impegno giovanile a più riprese. Può dirci a quale età si è impegnato in politica, quali erano le sue motivazioni e le lezioni che ne ha tratto?
 
A 15 anni, nel 1950, con un compagno di liceo decisi di arruolarmi nella Legione Straniera per cercare l’avventura. Era l’epoca della guerra d’Indocina. La mattina della partenza, alla Gare de Lyon di Parigi, mi sono ritrovato da solo. Il mio “complice” si era tirato fuori. Quel giorno ho capito lo spazio infinito che separa la parola e l’azione, le promesse e l’impegno mantenuto. Peraltro non solo il mio “complice” aveva rifiutare di compiere il grande passo, ma aveva anche raccontato tutto alle autorità del liceo. Sono dunque stato “pizzicato” molto presto dalla polizia.

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festeggiamo allegramente il lavoratore divenuto merce
 
di Massimo Fini 
 
Il lavoro diventa un valore solo con la Rivoluzione industriale. Sia per i liberali che per i marxisti. Per Marx è «l’essenza del valore», per i liberali è esattamente quel fattore che, combinandosi col capitale, dà il famoso «plusvalore».
In precedenza il lavoro non era un valore. C’è addirittura chi, come Robert Kurz, dubita che nelle società preindustriali esistesse il concetto stesso, e astratto, di lavoro come noi modernamente lo intendiamo, ma piuttosto quello di mestiere che è cosa diversa.

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Mussolini: “I miei assassini? Inseguiti dal mio fantasma”
 
di Marcello Veneziani
 
Settant’anni fa Piazzale Loreto, la macelleria dei corpi. Ci sarebbero tante ragioni per tacere, per affidarsi al silenzio e distogliere lo sguardo. Perché resta comunque una vergogna macabra per l’Italia e un peccato originale per la repubblica. Perché significa tirar fuori il lato bestiale del nostro paese e della guerra civile, che smentisce il mito degli italiani brava gente.

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