Editoriali - Giuseppe Ambrogio

 di Giuseppe Ambrogio

A poco più di un mese dalla consultazione referendaria, come al solito, solo i pochi addetti ai lavori hanno veramente capito su cosa il popolo italiano è chiamato ad esprimersi. Ed allora è bene fare alcune precisazioni.

Nessuna legge elettorale è perfetta. Checché se ne dica, convertire il voto popolare in seggi è operazione difficilissima. Tuttavia non bisogna commettere l’errore di pensare che la legge elettorale si occupi solo di questo. Anzi, è il sistema elettorale insito in ogni legge (sempre elettorale) ad occuparsi di ciò. Per intenderci i sistemi utilizzati sono quelli proporzionali o maggioritari.

Ma la legge elettorale, dicevamo, si occupa anche d’altro. Ora, il referendum che si celebrerà il 21 giugno, quello promosso da Guzzetta e Segni (rieccolo!) è quello previsto dall’articolo 75 della Costituzione. Indetto per deliberare l’abrogazione totale o parziale di una legge quando lo richiedano cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali. Esso è ammissibile per le leggi elettorali, ed infatti di essa si occuperà.
I costituzionalisti parlano di referendum manipolativo allorquando il referendum abrogativo si limiti a correggere una legge vigente abrogando singole parole o commi in modo da stravolgere il senso della stessa. Tale definizione è pienamente calzante per la consultazione del 21 giugno. Infatti Guzzetta e Segni si sono mossi su due fronti al fine di correggere il cosiddetto “Porcellum”.
Da un lato l’abrogazione riguarderà la norma che attribuisce il premio di maggioranza al partito o alla coalizione di partiti che ottiene la maggioranza relativa, provocando con ciò l’attribuzione del premio al “solo” partito di maggioranza relativa. Questo dovrebbe comportare il venir meno delle coalizioni, a tutto vantaggio evidentemente dei partiti più “grossi”. Non solo. Verrebbero a cadere tutte quelle clausole dell’attuale legge che abbassano la soglia di sbarramento per i partiti coalizzati. Così facendo esisterebbero due soglie soltanto perché si possa entrare in Parlamento: il 4% alla Camera e l’8% al Senato.
Dall’altro lato i promotori si sono concentrati sulle candidature multiple, per impedire che i leader dei partiti si presentino in più circoscrizioni contemporaneamente.
Ora, sotto il primo profilo, c’è da trovare una linea guida tra due opposte tendenze, e cioè conciliare da un lato la probabilità che un partito che riesca ad arrivare al 30-35% dei consensi ottenga il 55% dei seggi, e la necessità della semplificazione partitica alla quale condurrebbe l’applicazione sistematica ed impietosa di semplici e consistenti soglie di sbarramento.
Chi non ama l’attuale legge elettorale oggi si pone un vero e proprio dilemma, stante soprattutto il fatto che in nessun modo può essere corretta in sede referendaria la più fastidiosa norma vigente e cioè quella che prevede listini bloccati di candidati.
Un fatto appare comunque certo, la legge vigente è difettosa, se non altro perché nel 2006 ha dimostrato di creare più ingovernabilità di quanta non ce ne fosse stata in passato. E soprattutto perché ha provocato la nascita di coalizioni eterogenee. Nel 2008 è stata solo la volontà- o piuttosto l’abilità- di Veltroni e Berlusconi ad operare una prima semplificazione. Oggi invece tale snellimento può essere imposto dalla stessa legge. Dunque il dubbio sorge ed è legittimo essere spaesati nel dovere assumere una posizione referendaria e saperla difendere. Anche perché essa pone un diktat sì-no particolarmente drastico. Tertium non datur.
Qualora non dovesse raggiungersi il quorum dei votanti (50% + 1), o, raggiuntolo prevalessero i no, allora tutto rimarrebbe come prima. Viceversa, se dovessero prevalere i sì, le mammesantissime della politica nostrana dovrebbero fare i conti con un dato elettorale di non facile interpretabilità, il che renderebbe ancora più pericolosa la situazione, poiché qualsiasi provvedimento susseguente adottato in sede parlamentare potrebbe dichiararsi conducente al rispetto della volontà popolare. E’ per tale ragione che dissentiamo in toto con la proposta referendaria, la quale porta, per dirla con Tomasi di Lampedusa, a cambiare tutto, perché tutto rimanga così com’è!
 
Giuseppe Ambrogio