Giuseppe Ambrogio

Caos liste, il PdL impari la lezione: fuori i bellimbusti, meglio i funzionari

di Giuseppe Ambrogio

Lo scandalo dell’esclusione della lista “pdl” dalle consultazioni regionali del Lazio, impone una riflessione ad ampio spettro sul contesto nel quale tale vicenda è maturata. Profili tecnico-giuridici, da una parte, e pienamente politici dall’altra conducono lo spaesato elettore di centro-destra a riflettere sui perché di tal fatta.

Anzitutto è da dirsi che, con esclusivo riferimento alla regione Lazio, la legge regionale n. 2 del 2005 rinvia per quanto da essa non disposto alla legge elettorale per gli enti locali, e cioè alla legge n. 108 del 1968 (che è legge nazionale).
Proprio per tale ragione chi volesse contestare la legittimità del decreto legge “interpretativo” cadrebbe inevitabilmente in contraddizione, poiché il governo, con il richiamato decreto, ha esplicato il senso di una legge statale.

Laddove, invece, si volesse contestare la costituzionalità con riferimento all’art. 72 allora, a tacer d’altro, potrebbe opporsi il fatto che il decreto n. 29 del 2010 nulla aggiunge a quanto stabilito dalla legge proprio perché esso è naturaliter un provvedimento interpretativo!
Pertanto, stabilita la legittimità dell’intervento governativo, e superate le faziose critiche frutto del preconcetto antiberlusconiano, resta da fare i conti con il merito delle decisioni approvate.

Non possiamo nascondere, infatti, un certo imbarazzo per chi fino ad ora ha avuto il coraggio di affermare la propria appartenenza al partito di Berlusconi, anche quando tale posizione era scomoda, anche quando tale posizione era controcorrente, o addirittura emarginalizzante!
La crisi di consenso, sondaggisticamente appurata, funge da supporto per chi oggi si sente chiamato al dovere di criticare le scelte anzitutto politiche, e successivamente legislative, di chi ha l’onere di operare per il bene del Paese.

Personalmente mi sarebbe piaciuto che il Presidente del Consiglio (capo indiscusso del partito di maggioranza) si fosse assunto la responsabilità dei fatti accaduti, che avesse agito direttamente sul suo movimento: epurando anzitutto i responsabili del mancato deposito delle liste, e puntando al sostegno della sua candidata a prescindere dalla lista PDL.
Già, perché il mancato inserimento del PDL nella circoscrizione di Roma (ancorché si tratti della più popolosa provincia italiana) non pregiudicherebbe di molto il risultato politico della candidata presidente, poiché nella suddetta circoscrizione essa risulta comunque candidata, come anche candidati sono i componenti delle altre liste che supportano Renata Polverini.

In verità il problema è ancora una volta da ricercarsi nei meandri della gestione del primo partito italiano.
Indagare sulla natura del PDL non è certo cosa facile. E’ risaputo come esso sia una sorta di Giano bifronte, dove da una parte si colloca l’anima tradizionalista di chi, soprattutto gli ex missini, è abituato al confronto, alla dialettica interna e al funzionariato di partito. Dall’altra parte, viceversa, si colloca un’anima controversa, evanescente, fumiginosa. Gli ex di Forza Italia e le coorti pretorie raccolte da Berlusconi rappresentano oggi, meglio di chiunque altro, l’evoluzione (o se volete l’involuzione) della società nostrana.

Il televotismo, il pubblicitanesimo e la cultura dell’effimero sono spesso i valori che fungono da collante tra una classe dirigente poco diligente e un elettorato distratto o massmediaticamente assuefatto.
In altre parole, e con un pizzico di nostalgia, tutto ciò che si è visto a Roma e dintorni negli ultimi tempi, altro non è che il frutto della mancanza dei buoni vecchi funzionari di partito; gente seria, che credeva in ciò che faceva e che interpretava il proprio ruolo come una missione salvifica. Capace di fare l’alba pur di riuscire a mettere a punto i dettagli per la realizzazione degli obiettivi e degli incarichi assunti, talvolta rude nei modi, poco avvezza al confronto, ben lontana dall’essere catapultata nelle prime file del partito, ma giammai superficiale di fronte alle responsabilità affidategli.
E’ di queste persone che il caro PDL dovrebbe dotarsi di qui a venire, piuttosto che di bellimbusti raccomandati, di poeti spoetizzanti e di belle fate ignoranti!!

Giuseppe Ambrogio
 

Ultimo aggiornamento ( Domenica 14 Marzo 2010 11:47 )