Memoria e responsabilità
| Antonino Teramo |
L'Europa deve ritrovare le proprie radici per costruire un mondo a misura d’uomo
di Antonino Teramo
Da qualche mese è passato il ventennale della caduta del Muro di Berlino. Celebrazioni, telegiornali e trasmissioni televisive hanno ricordato l’evento senza tuttavia la maggior parte delle volte centrare il vivo dell’argomento.
Il politicamente corretto prevale spesso sulla rappresentazione integrale della verità, così sulla reale vita che molti europei conducevano al di là di quel muro si è spesso taciuto dando una visione parziale presentando quel fatto soltanto come il fallimento di un modello economico, ma è bene precisare che a contrastarsi non erano solamente due modelli economici, non due materialismi ma erano una di fronte all’altra la civiltà occidentale, in crisi ma non ancora morta, contro la fase più virulenta di quella crisi che quella stessa civiltà stava vivendo.
La realizzazione pratica del materialismo storico dialettico in URSS e nei paesi del blocco sovietico si presentava dunque, poco più di venti anni fa, come l’ultima fase di quella crisi. Un’unica crisi che assumendo carattere di processo storico che è partito con la modernità, e divenendo universale, totale e dominante aveva portato a volte lentamente a volte repentinamente l’uomo occidentale a spogliarsi della religione e delle antiche istituzioni sociali, finendo con l’attaccare anche la sfera materiale.
Dopo aver toccato la religione e la Chiesa (col Protestantesimo), dopo aver tagliato il legame con la struttura socio politica (con la Rivoluzione francese e la decapitazione del Re), adesso non restava altro che attaccare l’ultima cosa che restava all’uomo, la sfera materiale e la proprietà privata: ecco il comunismo.
Il comunismo non può essere definito in modo breve, e nel far notare i suoi errori non si può tacere nulla. Si dirà che può essere sbagliato ridurlo ad una teoria economica, ed in effetti non è soltanto economica. Tutto parte dalla concezione dell’uomo, della società, dello Stato, della storia, della cultura.
Da queste concezioni il comunismo deduce i suoi principi e nonostante le differenze e le contraddizioni riscontrabili tra i diversi pensatori oppure tra questo o quel partito, tanto da far parlare di diversi marxismi, nonostante tutte queste differenze argomentabili con citazioni e riferimenti, il nucleo rimane sempre quello. Il comunismo si configura come un pensiero che si infrange contro lo scoglio della realtà: “intrinsecamente perverso” come definito da Papa Pio XI nel 1937.
Perché dunque “intrinsecamente perverso”? Le atrocità commesse dal comunismo non sono avvenute per caso, dovute a circostanze storiche o per malvagità individuale di un singolo, non sono le conseguenze collaterali ed inevitabili di ogni rivoluzione, non sono fenomeni isolati o eccessi comuni ad ogni guerra. Niente di tutto questo: sono invece la normale conseguenza del sistema messo in piedi dal comunismo.
Il comunismo è ateo, e questa caratteristica non è secondaria perché una volta istaurato l’ateismo assoluto ne segue anche la negazione dei diritti fondamentali della persona umana. “Il comunismo spoglia l’uomo della sua libertà, principio spirituale della sua condotta morale; toglie ogni dignità alla persona umana e ogni ritegno morale contro l’assalto degli stimoli ciechi. All’uomo individuo non è riconosciuto, di fronte alla collettività, alcun diritto naturale della personalità umana, essendo essa, nel comunismo, semplice ruota e ingranaggio del sistema.” (Pio XI, Divini Redemptoris, n.10).
Il materialismo storico-dialettico si basa quindi su un errore antropologico fondamentale, l’uomo è soltanto una parte della struttura economico-sociale ed è ad essa subordinato, ogni autonoma scelta è totalmente annullata e quindi non è più soggetto autonomo di decisione morale.
Da questo errore antropologico consegue la limitazione dell’esercizio della libertà e la lotta alla proprietà privata, diritto inviolabile di ogni persona. L’ateismo e la conseguente negazione della dignità della persona umana sono quindi gli elementi centrali che portano, volendo creare un mondo senza Dio, a edificare in realtà un mondo contro l’uomo.
Aleksandr Solženicyn, l’autore di “Arcipelago gulag”, così sottolinea questo particolare: "Nel sistema filosofico e nella struttura psicologica di Marx e di Lenin, l'odio contro Dio è il movente e l'impulso principale, non un dettaglio. Il bestiale arcipelago Gulag era stato ideato in base al progetto di corruzione morale: si voleva spingere ciascuno a cercare di sopravvivere facendo morire gli altri".
Quello che succedeva (e succede ancor oggi in talune parti del mondo) nei paesi comunisti non era il risultato di una cattiva interpretazione di Marx bensì la logica conseguenza dell’applicazione del suo pensiero, la costruzione di un mondo contro l’uomo appare inevitabile se si parte dalle premesse di Marx.
A questo si può obiettare una differenza tra il materialismo dialettico (cioè l’ateismo) ed il materialismo storico (cioè l’accettazione dell’analisi storica sociale). Alcuni rifiutano infatti l’aspetto filosofico accettando invece l’analisi storica. In realtà questo non è possibile perché i numerosi dati dell’analisi descrittiva del pensiero marxista sono integrati in una struttura filosofico -ideologica inseparabile dall’analisi della realtà sociale. Ci sono quindi degli a priori a cui non si può rinunciare per arrivare a determinate deduzioni di analisi, il comunismo si presenta quindi come un unico blocco.
Dopo la caduta del Muro di Berlino nel 1989 è finito il comunismo in Unione Sovietica, ma non è definitivamente stato cancellato. In altre parti del mondo sono ancora in vita sistemi di tipo comunista, l’elenco è lungo ed a farlo si rischia di dimenticare qualche stato dalla Cina a Cuba, dall’ex Birmania alla Corea del Nord. In tutti questi paesi le violazioni di diritti fondamentali della persona sono all’ordine del giorno.
Ma non finisce qui, spesso negli ex paesi comunisti dell’Europa orientale continua a permanere negli apparati dello stato una mentalità prevaricatrice e invasiva della dignità dell’uomo. Quindi non si può certamente dire che il comunismo sia del tutto finito anche se senza dubbio la portata epocale della caduta del Muro di Berlino non è da dimenticare.
Con il Muro cadevano le certezze del socialismo scientifico che si scontrava amaramente contro la realtà. Quali siano state le cause di quel repentino crollo di un sistema molti se lo stanno ancora chiedendo: la pressione politica e militare degli USA, le conseguenze dell’elezione a sommo pontefice del polacco Giovanni Paolo II (impossibile non fare riferimento all’effetto del messaggio di Fatima sul comportamento dei cattolici e sulle decisioni del pontefice), i limiti sempre più manifesti del sistema economico, la crisi del mito comunista anche grazie alle testimonianze dei dissidenti, la forza crescente delle nazionalità all’interno dell’Unione Sovietica.
Tutto questo, ma anche altro, ha fatto implodere in modo inaspettato quel sistema che durava da più di 80 anni e che sembrava dover durare ancora a lungo.
Nell’attuale panorama politico italiano, di fronte ad uno scadimento delle dottrine politiche e di un relativismo diffuso, molti riconoscono quantomeno al comunismo una certa coerenza di pensiero. Cosa che sembra un merito e può far dimenticare o nascondere la reale portata negativa di tale filosofia. Altro errore da non trascurare è la diffusione nella mentalità comune dell’idea, di derivazione comunista, che la disuguaglianza sia in ogni caso un’ingiustizia volendo quindi eliminare le differenze sociali in un livellamento verso il basso. A quest’idea si accompagna la metamorfosi del comunismo in una nuova fase della crisi dell’Occidente: il relativismo dominante è ormai la nuova fase della crisi.
Gli attacchi alla vita, alla famiglia, alla libertà religiosa, l’emergenza educativa, sono tutti problemi attuali che esistevano nel comunismo ma attualmente sono autonome da esso, hanno lasciato il comunismo indietro inghiottito dalla storia. Questa metamorfosi della crisi non deve impaurire. L’Europa, anzi l’Occidente, può ancora risollevarsi. Il segreto sta nel "ritrovare le proprie radici per costruire un mondo a misura d’uomo". In questo senso la memoria ha significato solo se collegata alla responsabilità, affinché nulla di “intrinsecamente perverso” ci sia in futuro, difendendo quei principi non negoziabili, inalienabili e fondamentali che sono alla base della giustizia e della pace.
Antonino Teramo 17 febbraio 2010
Ultimo aggiornamento ( Giovedì 25 Febbraio 2010 18:44 )